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Reddito di cittadinanza: il pastrocchio

Reddito di cittadinanza: il pastrocchio
Autore: Editoriale del Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 13/11/2018 07:17:39

Uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle, da anni, è il “Reddito di cittadinanza”. O meglio: loro, ma non solo, si sono intestarditi a denominarlo così, ma non è la forma corretta.

Spiego: per “Reddito di cittadinanza” s’intende un reddito garantito ai cittadini di una nazione, al di là della condizione reddituale o lavorativa. E’ quindi quello che si intende per reddito universale.  In realtà, la misura che dicono di voler varare i tipi dei 5S è un reddito minimo garantito, modello Riforma Hartz IV  tedesca, che in Germania è servita a togliere diritti ai cittadini, imporgli un sistema paradossale di precariato lavorativo e sfruttamento, ma di Stato.

Certe cose bisogna conoscerle bene, prima di volerne parlare. Si chieda a chi vive in Germania cosa ne pensano del reddito minimo garantito varato durante il governo socialdemocratico e ambientalista guidato da Gerhard Schröder dal 1998 al 2005. Ne sentirete delle brutte.

Questa misura, proposta al popolo tedesco come una sorta di sussidio economico, in realtà fu impiantata nel sistema nazionale per dare una profonda stoccata ai diritti dei cittadini e lavoratori, precarizzandoli senza alcuna possibilità di poter uscire da un circolo vizioso allucinante.

Colui che la ideò – tale Peter Hartz, un imprenditore tedesco e consigliere di  Schröder – pensò bene come ridurre in schiavitù una fetta di popolazione: la classe media già abbattuta di suo dalla crisi economica che non ha certo salvato il popolo tedesco come si vorrebbe far intendere.

In pratica, per ottenere un sussidio pari a 400 euro, con un aumento in base al numero di figli - da 200 a 300 euro per figlio – e un contributo per il pagamento dell’affitto e del riscaldamento, accetti di entrare nel “programma di reinserimento al lavoro”. Ma attenzione: il fantasma del lavoro tale resta. Perché si devono accettare mestieri di ogni sorta, a tempo limitato, e se rifiuti per tre volte consecutive le proposte che ricevi, ecco che il sussidio viene tolto immantinente.

È la sintesi estrema della Riforma Hartz IV, che in Germania è ancora dibattuta in considerazione dei danni socio economici che continua a provocare, e che da noi – geniali come sempre – vogliono varare come soluzione alla povertà e alla precarietà lavorativa. Ci fosse mai una volta che importiamo qualcosa di funzionale alla soluzione delle problematiche degli italiani, no: importiamo gli errori internazionali, sempre.

Si badi oltretutto a un fatto: il sistema di precarizzazione instaurato con l’avvento della Riforma Hartz IV, fu varato da un governo di Sinistra, e ora la Destra tedesca la difende a spada tratta. Come diceva Indro Montanelli: “La Sinistra ama talmente i poveri, che ogni volta che va al potere li aumenta di numero”. Verissimo.

Ora: il Movimento 5 Stelle, salito al governo solo grazie all’accordo di governo stretto con la Lega, doveva dare in pasto, a ogni costo, al proprio elettorato qualcosa che permettesse loro di confermare la loro assoluta volontà di “cancellare la povertà” come comicamente ha dichiarato più volte Luigi Di Maio, e pur di non cedere di una virgola da questa grottesca farsa inattuabile già solo per le coperture esagerate che comporta, sono arrivati a imporre decisioni economiche al limite del ridicolo.

Affrontiamo per un attimo il tema di quel 2,4% di deficit inserito in legge di bilancio. Serve a far cassa per concretizzare, per esempio, il “Reddito di cittadinanza” grillino. Ovvio che da Bruxelles ci stiano tirando le frecce infuocate e ci abbiano praticamente messo in procedura di infrazione (Prima nazione europea ad aggiudicarsi questa infamia).

Non solo abbiamo i conti in rosso fisso, non solo da anni si chiedono deroghe al pareggio di bilancio. Si aumenta il deficit, e non per sviluppare economia, ma per contentare l’elettorato grillino. Cose da pazzi.

Oltretutto, è cosa nota che questo beneamato reddito di cittadinanza non sarà cosa facile da attuare nel nostro paese, che non è certo la Germania, anche se vogliono copiarne gli errori.

In Germania, per esempio, sono impiegate 100.000 persone nei corrispettivi dei nostri Centri per l’Impiego, contro i nostri 7.000. Inoltre, e l’ha dichiarato persino Di Maio, il nostro sistema di collocamento al lavoro va totalmente riformato. Di cosa stiamo parlando quindi? Di niente mischiato col nulla.

Nessuno però ha pensato a una cosa. Scollegare il criterio di lavoro da quello di povertà. Eh sì, perché chi per esempio ha subito la sciagura di perdere il lavoro, magari perché l’impresa presso cui prestava servizio è stata costretta a chiudere i battenti, non è detto che si trovi anche in condizione di indigenza. Di conseguenza, un conto è dare un sussidio ai davvero poveri. Un conto è programmare un sistema che permetta a precari e disoccupati di tornare a lavorare, cosa possibile solo attraverso una misura economica: il sostegno alle imprese, sotto le forme più varie, compreso l’abbattimento del costo del lavoro.

Ecco quindi che, se quel 2,4% di deficit inserito in bilancio fosse stato messo a disposizione per lo sviluppo economico e non per spendere ulteriore denaro, in una botta sola l’Italia avrebbe ottenuto diverse cose positive: il plauso della Commissione Europea. Un portone aperto sulla possibilità di creare veri posti di lavoro. L’opportunità, con meno risorse economiche da spendere, di sostenere i veramente indigenti.

Non ci voleva tanto a fare questo ragionamento, eppure, a quanto sembra, ci voleva tantissimo…

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