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Un altro batterio fuori controllo dagli USA dilaga in Europa

Un altro batterio fuori controllo dagli USA dilaga in Europa
Autore: Jean Perier - Redazione Scientifica
Data: 11/12/2018 06:02:14

 

Nei miei articoli precedenti ho trattato le micidiali armi del futuro, quelle che puzzano di morte e distruzione per l’umanità, sviluppate nei laboratori top secret statunitensi. In precedenza, ho esaminato il batterio mutato, il cui nome in codice è Cynthia, che originariamente era stato progettato per consumare ammassi di idrocarburi, ma invece ha iniziato a consumare carne umana. Anche se c’è stato un numero di casi letali lungo il Golfo del Messico, le autorità americane hanno scelto di mantenere segreta l’intera faccenda.

Tuttavia, i loro esperimenti segreti non si sono fermati qui, ma ora vengono condotti lontano dalle sponde americane, ovvero in Europa, in quanto lo stesso Donald Trump ha elencato questo continente come uno dei principali rivali degli Stati Uniti nella guerra mondiale per il dominio globale.

Un numero piuttosto preoccupante di report è stato recentemente presentato da fonti di informazione indipendenti, le quali parlano tutte del batterio Xylella fastidiosa che minaccia di annientare l’Italia e un certo numero di altri Paesi mediterranei con la rimozione degli ulivi secolari. Questo microbo, che normalmente si manifesta in America, ha già contagiato 800mila ulivi in un limitato comune del Salento, situato in Puglia, in Italia.

Questa regione italiana produce oltre un terzo della fornitura mondiale di olio d’oliva, che ammonta a circa 11 milioni di tonnellate all’anno. Gli standard dei produttori di olio d’oliva in Puglia sono ampiamente considerati come standard di settore, che la maggior parte degli altri produttori possono solo cercare di ottenere. La rapida diffusione dei batteri ha già portato i produttori di olio a subire perdite per 250 milioni di euro, e non sembra che vi sia qualcuno che sappia come fermarla. Come è stato sottolineato da Angelo Corsetti, rappresentante del gruppo agricolo italiano Coldiretti, i produttori italiani di olio sono stati costretti a creare un cordone sanitario, tagliando completamente [gli olivi] nelle loro terre per un’area di 8.000 ettari. L’area contaminata verrà epurata dagli ulivi sopravvissuti, nel tentativo di salvare quelli ancora non colpiti dai batteri. I produttori di olio d’oliva hanno recentemente espresso preoccupazione per la possibile diffusione di Xylella fastidiosa negli Stati mediterranei, in particolare Grecia, Spagna e Francia, con le regioni dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente a rischio di contaminazione.

Secondo gli infettivologi europei, gli ulivi non sono gli unici a rimanere vulnerabili a questo patogeno, poiché anche un certo numero di vigneti è a rischio, in particolare Chardonnay e Pinot Nero. Non sorprende che i produttori di vino dell’intero bacino del Mediterraneo esprimano ora la loro preoccupazione per la possibile epidemia di Xylella fastidiosa, che sta dilagando tra i loro vigneti.

Inoltre, si è scoperto che questo batterio ha il potenziale di distruggere l’intero mercato delle banane. La rapida diffusione di muffe ha già rovinato le piantagioni di banane in tutto il sud-est asiatico e ora si sta espandendo in tutto il Medio Oriente e in Africa, il che minaccia il mercato globale delle banane. In particolare, l’apparato radicale delle banane della varietà Cavendish si è rivelato estremamente sensibile a questo microbo, il che è piuttosto terrificante, poiché è di gran lunga la cultivar di banane più diffusa. Tracce di questa malattia sono già state localizzate in America Latina, Giordania e Mozambico.

La Xylella fastidiosa della classe Gammaproteobacteria è in grado di infettare più di duecento varianti vegetali, che appartengono a un totale di cinquanta varietà di importanti colture nutrizionali, tra cui uva, drupacee, olive, agrumi, caffè, girasole, ecc. Vi è inoltre un gran numero di piante che possono essere infettate da Xylella senza mostrare alcun segno visivo di contagio! Quindi, grazie ai vettori latenti, il batterio continuerà a diffondersi rapidamente.

È curioso che questa malattia, in diverse fonti di informazione europee, sia già stata definita “agente delle politiche imperialiste statunitensi”. I batteri hanno già causato enormi perdite all’economia dell’intera UE. Secondo alcuni commenti, il fatto che l’Italia, che recentemente ha cercato di perseguire i propri interessi nazionali, in totale disprezzo dei dettami di Washington, è stata pesantemente influenzata da questo batterio, potrebbe servire da indicatore del fatto che i falchi americani volevano impartirle una lezione, specialmente nella situazione di avvicinamento a Mosca, che gli Stati Uniti hanno demonizzato per anni.

I vettori principali di Xylella fastidiosa sono le cicale che si nutrono di piante. E a questo proposito, si richiamerebbero involontariamente le accuse ripetute dagli scienziati europei sul fatto che il cosiddetto progetto Insect Allies, supervisionato dai servizi segreti americani, non era altro che un tentativo di sviluppo di armi di distruzione di massa.

È stato avviato dal Pentagono nel 2016 e può essere facilmente considerato come tentativo di creare armi batteriologiche, osserva Science, citando le interviste di numerosi scienziati europei di alto profilo. Questo programma è finanziato dalla Defence Advanced Research Projects Agency (DARPA) del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, che ha stanziato circa 45 milioni di dollari nell’arco di quattro anni. Il programma è stato specificamente progettato per promuovere l’uso di insetti artificiali per infettare colture con virus geneticamente modificati, che a loro volta modificheranno il genoma delle piante mature.

Gli studi segreti per questo programma sono condotti in un certo numero di università statunitensi. Gli scienziati, di cui Science pubblica il parere, hanno considerato che “il programma può essere ampiamente percepito come tentativo di sviluppare agenti biologici per scopi ostili, nonché i loro mezzi di somministrazione. La Convenzione sulle armi biologiche e tossiche è piuttosto severa nel proibire qualsiasi tentativo di sviluppare agenti biologici, a meno che non siano creati per scopi preventivi, protettivi o altri scopi pacifici. Questa è la posizione di un avvocato dell’Università di Friburgo, Silia Wieneki. Ritiene che l’esistenza di tale programma sia difficile da giustificare, dal momento che i metodi di trasmissione dei virus sono difficili da tracciare e controllare ed è improbabile che siano riservati solo a scopi di pace.

Esperti e produttori agricoli del bacino del Mediterraneo si pongono anche una domanda logica: perché gli Stati Uniti, che hanno attivamente sviluppato il proprio sistema di difesa biologica, sia nel proprio Paese che all’estero, non sono riusciti a prevenire la diffusione incontrollata di questa epidemia in modo tempestivo, qualora in effetti stessero facendo ciò?

Quindi, espandendo costantemente l’area della cosiddetta National Biodefense Strategy, gli Stati Uniti hanno attivamente aggiunto nuovi Stati a questa rete, spendendo decine di milioni di dollari per raggiungere obiettivi apparentemente nobili. Solo negli ultimi anni, la Casa Bianca ha conquistato Paesi come Afghanistan, Pakistan, Burundi, Kenya, Uganda, India, Iraq, Tanzania, Sudafrica, Azerbaigian, Armenia, Georgia, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Ucraina, il che si traduce in centinaia di nuovi laboratori biologici creati dal Pentagono. La popolazione dei Paesi che ospitano questi laboratori non è stata informata sugli obiettivi dei progetti top secret che il Pentagono persegue. Di conseguenza, assistiamo a casi simili alla diffusione del batterio Xylella fastidiosa, cosicché nessuno si chieda perché la cosiddetta National Biodefense Strategy non funziona o, in caso affermativo, non è alla base per queste epidemie?

Quindi è proprio ora che la comunità internazionale cominci a fare domande, invece di osservare in silenzio la creazione di centinaia di laboratori biologici, in quegli Stati che la Casa Bianca non sta descrivendo come principali alleati degli Stati Uniti! E dal momento che Washington ha voluto imporre sanzioni al resto del mondo, non è forse il momento per la comunità internazionale di imporre tali sanzioni agli Stati Uniti, fino al momento in cui gli Stati Uniti riveleranno il contenuto dei propri programmi segreti.

***Jean Périer è un ricercatore e analista indipendente e un noto esperto del Vicino e Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.


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