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Social card: falsi aiuti agli italiani

Social card: falsi aiuti agli italiani
Autore: Emilia Urso Anfuso
Data: 04/12/2008

In questo giorni, sono milioni le persone che, rientrando nei parametri descritti – a volte non troppo chiaramente – si ritrovano ad attivare un iter con l'attesa di ricevere la card più discussa degli ultimi decenni. L'Italia ha conosciuto i tempi dello sviluppo selvaggio delle tesserine magnetiche che hanno preso il posto delle care vecchie banconote. Vent'anni fa, bisognava andare all'estero per comprare un pacchetto di chewingum con la carta di credito o con il bancomat.
 
Poi questa tendenza ha preso piede anche da noi, con conseguenze spesso terribili sulla gestione ed il controllo economico di molte famiglie. La tessera magnetica infatti, oltre a celare costi a volte incontrollabili, ha creato l'abitudine alle spese ad ogni costo. Anche quando i soldi in realtà, non ci sono. Gli avvenimenti ora sono precipitati. Tutto un tratto, l'Italia si è "scoperta" in crisi. Si fa "outing" da ogni dove. Le grandi imprese confermano la crisi e non si sente parlare d'altro che di esuberi, economia in discesa e recessione.
 
Chi ha tenuto gli occhi chiusi negli ultimi anni, si ritrova certamente nello sconforto totale. Ma adesso, gli occhi sono stati aperti a tutti e senza sconti. Soldi? Non ce ne sono. Almeno per gli Italiani normali. Gli impiegati, gli operai, le casalinghe, i disoccupati, i disabili. Gli "altri" quelli che contano e comandano, questi problemi non ce li hanno mai avuti e mai ce li avranno: paradossalmente è il motivo per cui un italiano su tre è oltre la soglia della povertà. Ma torniamo alla social card, l'ultima delizia demagogica dei nostri tempi. Innanzitutto, viene da chiedersi il perché, invece di trasferire automaticamente questi quaranta euro nelle pensioni di chi rientra nei parametri decisi dal Governo, si debba nell'ordine: ottenere il modulo (Via Internet o presso gli Uffici postali), richiedere il proprio ISEE (Indicatore di situazione economica equivalente), presentare la domanda ed attendere che venga approvata.
 
Il dubbio è scottante. Si vuole tranciare una buona parte di questo milione e seicentomila aventi diritto "grazie" ad un iter un po' macchinoso e che vedrà certamente molte persone in difficoltà per portarlo avanti? Inoltre, una serie di riflessioni devono assolutamente farci riemergere dall'ottundimento mentale e far rifiorire e rinverdire le menti della popolazione italiana che pensa che quaranta euro al mese siano – come sempre – meglio di niente.
 
Quaranta euro al mese. Parte dei quali si possono spendere presso gli ipermercati ottenendo così "ben" dal 10 al 20% di sconto sui prodotti acquistati. Ma ci pensate? Si va a far la spesa con la social card, millantata come aiuto economico in un periodo di forte crisi per il paese , e si fa far la spesa ai bisognosi con sconti presso…gli ipermercati di proprietà di molti europarlamentari e chiaramente, del nostro attuale capo del Governo.
 
Splendido! Il potere ci permette di presentarci alle loro casse e per premiarci, sconta la merce che ci propone. Inoltre, di seguito una serie di spunti – agghiaccianti – di riflessione. Cosa si può comprare con "ben" quaranta euro al mese? Vediamo. Se fate parte di coloro che in gioventù è stato preso dal sacro fuoco del vizio del fumo, sappiate che il Governo vi sta regalando una bella stecca di sigarette al mese. Dieci pacchetti. Le cose sono due: o smettete o riducete il vizio, con positivi risvolti sulla salute. Potreste però anche fare meno di un pieno di benzina, considerando un'utilitaria (costo medio reale di un pieno: 45 euro) ammesso che non ve la siate già venduta per tirare avanti. Oppure, con una media italiana di 2,80 euro al chilo, comprare un chilo di pane al giorno per due settimane. Splendido! Nel frattempo, come sempre, non si contano le spese affrontate ultimamente solo a conteggiare i tanti viaggi di rappresentanza degli esponenti di Governo ed opposizione. Con un centesimo di questi costi, potrebbero alzare le pensioni di centinaia di euro al mese a tutti gli aventi diritto. Invece? Invece no.
 
L'italiano in disgrazia è caduto, in disgrazia deve campare. E qui, si potrebbero aprire discorsi, seminari, simposi, convegni. D'altro campo, in realtà un mondo parallelo a questo, continua a viaggiare per vacanze, comprare nei negozi, pensare al Natale ed ai regali, far la fila per acquistare l'ultimo gioiellino in tema di cellulari… un'Italia che viaggia in parallelo e che sembra guardare da lontano una realtà che non gli appartiene. Poiché come sempre la virtù – e la verità – stanno nel mezzo, a mio parere la crisi di cui si parla è frutto della minuziosa opera di distruzione operata in decenni di cattivi governi e malsane amministrazioni.
 
La novità è che la tendenza del momento, fa si che le popolazioni vengano messe a parte dei guai seri in cui ci si ritrova. E non è una bella cosa. Vuol dire che siamo all'ultimo capitolo di un romanzo cui la parola fine ricade pesantemente sulle teste di chi non ha compreso, per ignoranza o superficialità, che l'orticello di casa propria, tanto protetto non era. E che sarebbe stato bene prendersi cura – così come detta la nostra costituzione – del nostro Paese. Dialogando direttamente con le istituzioni. Proponendo leggi e soluzioni. Attivandosi insomma, per essere attori e non spettatori della propria esistenza. Ma il latte versato si sa, non si recupera più. E adesso, come ciliegina finale, beffa delle beffe, eccoci con una nuova tesserina magnetica a decretare la totale inefficienza della capacità di esistere in maniera attiva e dignitosa.

 

Una stecca di sigarette. Dieci giorni da gettare al vento. Insieme alla probabilità di tornare a condividere una Società che riconosca diritti fondamentali, dimenticati ormai sotto coltri di fumo più denso di una sigaretta spenta con rabbia contro la propria inadeguatezza a farsi rispettare, oltre che gestire come risorsa economica da sfruttare appieno.




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GERENZA: Gli Scomunicati - L'informazione per chi non ha paura e chi ne ha troppa - PluriSet timanale nazionale - Reg. Tribunale di Roma N° 3 del 21 Gennaio 2014
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