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Berlusconi: l’Anarchico.

Berlusconi: l’Anarchico.
Autore: Emilia Urso Anfuso
Data: 11/03/2010

 

Anarchia. E' una parola che molti temono persino di pronunciare. Un concetto ed una filosofia abbracciata nel corso degli anni da individui che hanno pensato di non riconoscere il Potere ed il Potere dello Stato. La storia dell'Anarchia è costellata di avvenimenti. E di sangue.

Le cronache recenti – ad esempio – parlano dell'oscura morte di un maestro anarchico -  Francesco Mastrogiovanni   - pare perseguitato negli anni dalle Istituzioni e morto alcuni mesi fa, di morte anch'essa oscura in un ospedale italiano, dopo esser stato tratto in arresto dopo una ennesima incursione delle Forze dell'Ordine, in un momento della sua esistenza in cui – verosimilmente – Mastrogiovanni era ormai più un Maestro amato dai suoi alunni che un Anarchico facinoroso.

 

Anarchia fa rima con un concetto di Libertà o meglio, di non adesione a regole condivise e precostituite. Il libero arbitrio ha qualcosa a che fare, ma dal lato puramente filosofico.

 

Ordunque: coloro che manifestano una sorta di allergia alle regole precostituite, vengono tacciati di Anarchia. Alcuni si dichiarano apertamente anarchici, sapendo di poter entrare nel mirino delle Forze dell'Ordine e sotto assiduo controllo.

 

Anarchia viene spesso associata a Comunismo. Anche se il Comunismo, come concetto si fonda su regole ben precise e condivise dai simpatizzanti. Tutto ciò che rientra nell'ambito dei concetti umani, in effetti è regolato da norme e regole.

 

Anarchia è altro. E' superare le barriere di ogni regola conosciuta. E' l'ambizione di ordinare per se stessi ciò che appare come la via migliore da percorrere. Senza dover sottoporsi al giudizio della gente, alle regole comuni ed annullando lo Stato ed il principio di Potere.

 

Ecco quindi che, allo stato attuale di cose, si può forse ben dire che il Premier Berlusconi sia una rara e fine forma di soggetto Anarchico.

 

Egli sfonda per se stesso, le regole comuni. Non riconosce lo Stato. Rabbrividisce di fronte a qualsiasi norma condivisa. Salta da un livello di totale abnegazione verso se stesso ad uno stato di ribellione per tutto ciò che ogni singolo cittadino è chiamato ad osservare – anche nel caso in cui esso sia Personaggio Pubblico - in quanto parte di una Comunità regolata da normative.

 

Si oppone a tutto e tutti. Qualsiasi persona, norma, simbolo, per lui è da superare. Il Berlusconismo, come una nuova fase di Anarchia del 21 Secolo, scaturita non da un pensiero, da una Filosofia, da una Storia pregressa. Scaturisce da un uomo che diviene simbolo nel momento stesso in cui egli dichiara apertamente di essere Super Partes sempre e comunque.

 

Berlusconi propone la sua realtà. Berlusconi è contro tutto ciò che gli si oppone. Berlusconi è un Caterpillar. Stende tutto e fagocita tutti. Impone ma non accetta regole. Di nessun ordine e grado.

 

Qualcuno lo chiama Governo di Regime. Eppure, se questo è Regime, è certamente l'esempio di regime più anarchico della storia dell'Italia.

 

Ora c'è da riflettere su un fatto.

 

Se Berlusconi fosse un Anarchico come tanti. Se avesse scelto per se stesso una vita non dipendente dalle regole del Sistema. Se avesse deciso ci vivere in povertà, e senza assoggettarsi a nulla che l'uomo civile debba invece seguire. Se avesse preferito per se stesso una vita slegata da ogni regola comune, vivendo addirittura ai confini di una vita civile. Autarchico in tutto. Dal procurarsi le risorse alimentari al non beneficiare di quei servizi fondamentali come la luce elettrice, il gas o la linea telefonica. Ecco che avremmo di lui l'immagine di un personaggio Naif, fuori dalle regole del Sistema. Coerente in tutte le scelte fatte singolarmente per se stesso.

 

Ma la realtà si discosta alquanto da tutto questo. E non ha nulla di riconducibile alla figura di Anarchico – oggi ormai persino scolorita e quasi simpatica – che tutti noi abbiamo nella mente.

 

Berlusconi è un Anarchico di terza generazione. Ricco e Potente. Riconosce solo se stesso. Ma lo fa sempre e comunque dall'alto di un piedistallo talmente alto da farci perdere persino la visione reale della sua realtà.

 

E questa sua realtà del tutto atipica, persino per un Paese come l'Italia avvezzo ormai a tutto il dicibile e l'indicibile, scompone la mente di tutti, facendolo percepire come il miraggio di un qualcosa di cui non si conosce nome ne ragione.

 

Berlusconi è unico ed irriproducibile. Una sorta di autoendogenesi. Nasce da se stesso e genera se stesso, unico ed assoluto.

 

Su molte persone queste facoltà che trascendono quasi lo stato Umano, hanno avuto un impatto simile ad un imprinting: riconoscere in un uomo solo, ciò che molti vorrebbero poter essere ben sapendo di mai poter divenire. Riconoscono in Berlusconi un qualcosa che gli è noto. Quel lato in una qualche parte della mente, fra il Narcisismo infantile e la speranza derisa, di poter – tutti un giorno – divenire "Lui".

 

Ma attenzione: se il sogno Americano si fonda su un generico "Yes you can", non vi è alcuna strada, alcuna storia, alcuna possibilità di divenire simili al soggetto Berlusconi. Perché nella contorta evoluzione di un Imprenditore che scala la china del Potere divenendo egli stesso il Potere assoluto, non vi è alcuna possibilità di replicarne le gesta.

 

Tutto ciò che gli ruota intorno, sono atomi di un successo che ha coltivato come sogno segreto, forse fin dai tempi in cui strimpellava sulle navi da crociera le stesse canzonette che ora divengono simbolo di totalità.

 

Replicarne le gesta, non sarà possibile. Seppiatelo in tempo utile.

 

Fra il Genio e l'Anarchico ed il Potente politico ed il ricchissimo Imprenditore, l'uomo comune avrebbe già grossi problemi a gestire una sola di queste personalità.

 

Comunque andranno le cose, a patto che nessuna nuova Riforma della Scuola decida ad un tratto di togliere l'ora di Storia per risparmiare sui finanziamenti al comparto dell'Istruzione, i nostri nipoti e pronipoti, studieranno l'ascesa ad un Potere assoluto di un vecchio personaggio partito dal nulla e giunto all'Olimpo nel breve scarto di tempo fra una pagina di storia ed una di matematica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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