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La ‘crisi economica’ alimenta il desiderio di spendere: uscire dal circolo vizioso si deve e si può

La ‘crisi economica’ alimenta il desiderio di spendere: uscire dal circolo vizioso si deve e si può
Autore: Emilia Urso Anfuso
Data: 22/02/2013

 

Sembra un paradosso, ma in qualche modo non lo è. Si pensa che, in tempi di crisi economica, sia automatico per la mente umana schiacciare una sorta di interruttore neuronale che faccia automaticamente "tirare la cinghia" e far metabolizzare questa strategia tesa al maggior risparmio, come la logica conseguenza di uno stato di carenza di risorse economiche.

Non è così. L'esempio tipico che si fa in molti altri casi è quello del famoso bottone rosso che è assolutamente vietato premere. Proprio la parola "vietato" spinge l'essere umano a sentire l'impellente necessità di premere subito il bottone.

La stessa cosa è applicabile a molte. Il criterio di divieto è una limitazione che si impone al di sopra della nostra volontà. La conseguenza logica, è che il cervello si ribella all'imposizione ritenuta se non illogica, immotivata o in alcuni casi addirittura, solo punitiva.

Ciò che accade quindi a livello globale sulle popolazioni a cui si impone il senso grave di una crisi economica di proporzioni addirittura mondiali, è dapprima un senso di sgomento e di "protezione" massima delle proprie risorse economiche che però, sul lungo periodo, sfocia in una assoluta necessità di spendere.

In questo modo, si alimenta addirittura la percezione mentale al desiderio di possedere attraverso l'acquisto, che diviene oltretutto, un acquisto quasi sempre d'impulso: un acquisto cioè non ragionato e quindi non indirizzato ad una reale necessità pratica, quanto ad una necessità del tutto psicologica. L'acquisto impulsivo, serve nella maggior parte dei casi a "sfamare" lunghi periodi in cui – causa "crisi economica" – non ci si è potuti concedere nulla oltre lo stretto necessario.

Provate a pensare ad un bambino ma anche ad un adulto che, in stato di povertà assoluta, non possa sfamarsi quotidianamente. Il perdurare della condizione di provazione alimentare, scatenerà in qualsiasi soggetto posto finalmente di fronte ad una tavola imbandita, la furia di sfamarsi in un colpo solo. Uccidendolo. Poiché è risaputo che, proprio in casi come questi, l'alimentazione dovrà semmai essere fornita in maniera progressiva ed attentamente controllata proprio per non far letteralmente esplodere l'organismo a lungo privato degli elementi fondamentali al suo mantenimento.

Ora: trasportiamo nuovamente il discorso sul tema dei consumi.

Avrete fatto caso, proprio durante questa inquietante campagna elettorale nazionale – totalmente basata e da tutti i partiti politici alla promessa di minore pressione fiscale – che la condizione da tutti auspicata è: "abbassare la pressione fiscale per consentire una ripresa dei consumi".

In pratica: rimettere qualche soldo nelle tasche degli italiani, non tanto per far si che possano rimettere nel salvadanaio qualche risorsa per garantire un po' di serenità ed in prospettiva, tornare a poter fare programmi sul proprio futuro, quanto semmai per permettere a tutti – affamati ormai di qualsiasi cosa non si sia potuto acquistare – per dare la possibilità alle persone di comprare oggetti e servizi di qualsiasi tipo. Inutili orpelli che agevolano anzi, la caduta di capacità economica eventualmente riconquistata "grazie" ad eventuali misure fiscali che permettano di lasciare qualche spicciolo in più in tasca a chi lavora.

E' il messaggio che viene proposto ad essere IL problema. Dovrebbero semmai dire: "Abbatteremo la pressione fiscale su lavoratori e pensionati, per far tornare la gente a poter risparmiare e tornare a poter progettare il proprio futuro".

Progettare il proprio futuro. E' un concetto ormai sparito dai discorsi di tutti. Si vive alla giornata. Spesso, nemmeno quello. Se si toglie progettualità alla gente, è come dichiarare di aver tolto a tutti la libertà di esistere. E' il fondamento della stessa esistenza, poter progettare ed avere desideri importanti individualmente. Contrariamente, l'essere umano perde una grossa motivazione a proseguire l'esistenza, non trovando più motivazioni ad ogni azione che compie. Lavoro compreso.

Invece i messaggi istituzionali, ci mettono nella situazione di dover desiderare di tornare ad acquistare. Ma si parla di acquisti quotidiani. Spesso per molti, di acquisti che rientrano – nella società attuale – a quelle necessità primarie riconducibili ad esempio al pieno di benzina piuttosto che al pagamento dei servizi quali luce o riscaldamento.

Faccio un paio di esempi che aiuteranno concretamente a comprendere quanto scrivo: l'ultimo governo Berlusconi (non è importante il nome né il partito, in quanto di esempi tali se ne trovano in ogni collocazione politica nei decenni, ma questi sono i più recenti) ha creato: la social card, progetto che ha fatto guadagnare solamente chi faceva parte di coloro che materialmente hanno "creato" questo obbrobrio subito caduto miseramente nel nulla. La Social card non sosteneva economicamente nessuno ma ha avuto il "merito" di abituare gli anziani ad avere a che fare con una sorta di carta di credito. Lo stesso Governo, ha creato "I buoni vacanza" (Ex Ministri Brambilla) una sconcezza sociale ed una inutilità economica per i cittadini. Da un lato, il criterio era quello di dire "Anche tu, povero disgraziato (…) puoi permetterti di andare in vacanza". Peccato però, che quegli stessi "sconti" chiunque può ottenerli trattando un po' con gli albergatori

E poi, una chicca passata inosservata: la "Family card". Una assurdità completa creata nel 2010, che doveva "sostenere gli acquisti delle famiglie" (presentata peraltro da Zingaretti del PD) ma che all'atto pratico, concede sconti in moltissimi negozi, fra cui, le gioiellerie.

Alla fine di questo articolo, troverete i link ai miei articoli sul tema scritti e pubblicati a suo tempo.

Il "loro" messaggio di conseguenza, alla luce di tutto questo, è da ripensare e ricollocare nella mente di ognuno di noi, primo punto fondamentale per non passare da un condizionamento ad un altro.

L'essere umano ha necessità fondamentali condizionate dallo sviluppo e dal progresso. A nessuno oggi si può negare di soddisfare le necessità primarie e fondamentali di: mangiare, avere luce elettrica, calore ed acqua (si spera potabile). Questo non dovrebbe mai esser messo in discussione da nessun paese civile.

Gli esseri umani poi, devono avere quella capacità economica che consenta a ognuno di sapere di poter contare almeno sulle proprie risorse economiche per condurre una vita dignitosa e per fare ciò per cui è stato creato: programmare il proprio futuro e vivere per realizzare i propri programmi.

Qui da noi invece, è stato fatto e si continua a fare tutti il contrario. Si chiedono sacrifici disumani alla popolazione mentre la cosiddetta "dirigenza" del paese non fa più mistero di alimentare la propria ricchezza personale col denaro maltolto ai contribuenti. Dopodiché, si lanciano messaggi che, invece di far pensare ad una evoluzione in positivo per i cittadini, fa semmai intravvedere la possibilità di poter – con qualche euro in tasca in più – poter accedere nuovamente al Mercato.

La dinamica è conosciuta da chi si occupa di strategie di marketig, Molto meno dal cittadino "comune". Provare di una cosa, alimenta il desiderio di possederla. Negli anni, alcune agenzie pubblicitarie di grido, ne hanno fatto la base delle loro migliori campagne.

E basta aver studiato appunto un po' di Marketing per ricordare che proprio il Kotler negli anni '60 – un personaggio americano considerato uno dei "guru" del management – ha rivoluzionato il mondo della comunicazione collegata al marketing, insegnando che la prima regola del marketing è: "creare un desiderio e POI soddisfarlo".

Riportando tutto al discorso iniziale: il senso di crisi economica" ha reso tutti più poveri senza una ragione reale - dal momento che anche nel nostro Paese le banche, le grandi imprese ma anche i personaggi politici non sembrano versare in crisi di alcun tipo e tantomeno economica – ma ha reso affamati di acquisto compulsivo i cittadini comuni.

Questo può essere considerato un grave attacco alla popolazione resa prima innocua abbattendone la capacità economica per poi condizionarla all'acquisto compulsivo promettendo (…) eventuali piccole risorse economiche che devono servire a "risollevare l'economia del Paese". Tutto ciò è indegno, oltre che inquietante.

Ricordo peraltro, l'oscenità di aver negli ultimi anni ed in concomitanza con l'avvio della "grande crisi economica" reso possibile alle persone di ammalarsi – ludopatia si permettono ora di chiamarla, dopo averla creata strategicamente – di gioco d'azzardo ormai del tutto legalizzato nel nostro Paese che, si sa a livello mondiale, aggredisce la gente comune proprio nei momenti di "crisi economica".

Disintossicarsi da tutto questo: è l'unico diktat possibile e auspicabile per ognuno.

Ragionando sul fatto che quasi nessuno di noi ha necessità impellente di possedere la maggior parte dei prodotti che il Mercato vende ormai in quantità e varietà mostruose. Nessuno ha necessità impellente di possedere un nuovo smartphone, abbigliamento, accessori, automobili – che presto peraltro, saranno messe in disuso visto che l'avvento delle auto elettriche sarà a breve imposto a livello internazionali per motivi climatici ma anche per la scarsità di petrolio sul pianeta – e tutti quegli orpelli che occhieggiano dalle vetrine, facendo sentire chi non può acquistarli, l'ultimo dei falliti. Non è così e non è vero.

Questo è ciò che impone un mercato mondiale che ha davvero intossicato e reso dipendenti gli esseri umani a qualsiasi latitudine.

Ritengo che riflettere su questo tema e rendersi conto che fa parte di un sistema complesso che, a livello mondiale tende a soggiogare le masse, possa solamente rimettere ogni singolo essere umano nell'assoluta e fondamentale necessità di esistere, prima di ogni cosa. E di esistere dignitosamente.

Ciò che faremo col nostro denaro poi, sarà compito di ognuno deciderlo. Ma intanto, uscire dal giogo è il primo passo per comprendere che non possiamo continuare ad essere schiavi di un sistema che sta stringendo sempre più il cappio attorno al collo di ogni singolo cittadino delle cosiddette società "civili".
Di seguito, troverete i link ai miei articoli relativi ai temi che ho proposto come esempio:

Licenza Creative Commons
La "crisi economica" alimenta il desiderio di spendere. Uscire dal circolo vizioso si deve e si può by Emilia Urso Anfuso is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at http://www.gliscomunicati.com/content.asp?contentid=2502.


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