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I sunniti alla conquista dell'Iraq

I sunniti alla conquista dell'Iraq
Autore: Teresa.Corrado
Data: 22/06/2014

Da settimane ormai i sunniti sono alla conquista dell’Iraq, dopo aver dovuto fare i conti con un governo che non approvano e delle scelte che non li vedono coinvolti attivamente in politica. È l’Iraq il paese dove si continua a combattere duramente in quella che resta una delle guerre civili più sanguinose e violente di questi ultimi anni, vicina, forse, solo alle tragedie del Rwanda.

I militari sunniti continuano ad avanzare conquistando le città occidentali del paese. Secondo quando si apprende, gli insorti vorrebbero prendere il controllo dell’intera regione di Anbar dove la popolazione è a maggioranza sunnita e quindi appoggia l’avanzata.

L’esercito iracheno, intanto, arretra, per quello che, ufficialmente, viene considerata una ritirata strategica, per meglio organizzarsi e controbattere alle offensive degli insorti, lasciando nelle loro mani tre città: Al-Qaim, Rawa e Aana.

Momenti di duro confronto vengono portati dalle armi irachene dove il presidente non vuole scendere a patti con gli insorti, ma vorrebbe solo l’aiuto delle nazioni straniere, come gli Stati Uniti, per debellare l’avanzata sunnita. Intanto continuano le stragi e le vendette all’interno del paese, dove le fosse raccolgono i corpi di chi è stato giustiziato, mentre le immagini del web e dei social continuano a riportare momenti di umiliazione a cui vengono sottoposti i carcerati, di cui di molti si sospetta anche l’esecuzione.

Sta di fatto che il paese, abbandonato dalle forze militari che sino a qualche tempo fa ne garantivano almeno apparentemente, una stabilità politico - militare, adesso fa i conti con le diverse tipologie di tribù, religione e pensiero che formano il paese e che, in questi anni, non sono riuscite a coesistere pacificamente e nemmeno a trovare dei punti d’intesa per governare, insieme il paese.

Dagli Stati Uniti, dove si chiedeva a gran voce il ritiro delle truppe militari, nessuno è propenso a ritornare con ingenti forze in paese, la strategia invocata più volte, è quella del dialogo e dell’accordo fra le varie fazioni.




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