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Dal femminicidio al bimbicidio: quando la rabbia travalica l 'amore

Dal femminicidio al bimbicidio: quando la rabbia travalica l 'amore
Autore: Il DIrettore: Emilia Urso Anfuso
Data: 22/08/2014 15:52:38

Negli ultimi anni il fenomeno del femminicidio ha letteralmente invaso le cronache nazionali e i talk show, fino a giungere alla realizzazione di format televisivi che raccontano dei casi più efferati in alcuni casi tentando di scandagliare la mente dell’omicida di turno.

Si dice che chi uccide una donna lo fa potenzialmente per possederla oltre la vita. “O mia o di nessuno”. Qualcosa del genere. Oggi che le donne sono più indipendenti psicologicamente e in alcuni casi anche finanziariamente, risulta più facile sganciarsi da storie d’amore cadute in crisi. Per l’uomo molto spesso non è così. Un tempo era la donna semmai ad essere “sedotta e abbandonata”, la figura del maschio che mieteva vittime d’amore era normale come l’acqua.

Poi, la società è cambiata, per alcuni versi si è evoluta per altri è arretrata.

Nei casi di femminicidio si cercano cause all’interno di rifiuti alle avances maschili o all’allontanamento dell’elemento femminile all’interno della coppia. Sta di fatto che, in caso di omicidio, è bene scandagliare la mente psichiatricamente piuttosto che psicologicamente. Mi spiego: se una persona giunge ad uccidere, non ritengo opportuno scandagliare la psiche dell’omicida di turno tentando – invano – di trovare un qualche pregresso di vita che scusi l’atto omicida.

La moderna psichiatria ci insegna che all’interno del nostro cervello esistono aree che parlano profondamente di ognuno di noi e che ce n’è una, quella frontale, deputata al ragionamento razionale e alla scelta delle azioni da compiere, che dovrebbe quindi sovrastare le pulsioni più barbare che sembrano albergare comunque in un angolino in ognuno di noi.

Recentemente, vi è una sorta di spostamento dell’attenzione omicida da parte di alcuni uomini che scelgono di uccidere i loro figli minori. Solitamente, l’omicidio si conclude con un suicidio o con un tentativo di suicidio.

Le ragioni che vengono addotte a scusante di tali atti ignobili sarebbero da ricercare non solo nella crisi di coppia ma anche e soprattutto nella crisi economica che rende sempre più spesso le persone di sesso maschile maggiormente vulnerabili.

Come dire: se io non ce la faccio più a campare allora deve morire tutta la mia famiglia. Una sorta di rito indù in cui se muore il capofamiglia di sesso maschile gli altri componenti dovrebbero gettarsi nella pira. Peccato che l’omicida non consumi un suicidio nella speranza folle che la famiglia ne segua l’esempio. No: si convince di avere il diritto primario di togliere la vita a coloro che hanno un legame di sangue o di coppia, poi semmai si pensa a togliere la vita a se stessi.

Qualunque sia la molla che faccia scattare l’impeto omicida a me sembra che l’umanità sia impazzita del tutto. E’ vero, la crisi è soffocante, la precarietà economica e sentimentale sono due fattori che gettano in crisi gli esseri umani, ma giungere all’uccisione è a mio avviso un estremo tentativo di palesare un potere, l’ultimo: quello di decidere della morte dei propri cari e semmai, di se stresso.

Nella crisi di valori che tutti stiamo subendo, si mettono in scena acrobazie narcisistiche che nulla hanno a che fare con il sentimento dell’amore. Altrimenti, qualcuno ci spieghi come facevano un tempo nel nostro paese quelle famiglie – erano la maggior parte – che versavano in ristrettezze economiche e precarietà lavorativa a non fare stragi familiari ogni giorno. Forse all’epoca c’era più amore e meno rabbia

 




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GERENZA: Gli Scomunicati - L'informazione per chi non ha paura e chi ne ha troppa - PluriSet timanale nazionale - Reg. Tribunale di Roma N° 3 del 21 Gennaio 2014
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