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Il radicamento del vecchio Nuovo Ordine Mondiale

Il radicamento del vecchio Nuovo Ordine Mondiale
Autore: Il Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 04/12/2014

 

Uno dei sogni più accarezzati dai potenti della storia, è quello di dominare sull’intero pianeta. Nei secoli ci hanno provato in molti, ma a ben guardare, i tentativi individuali di controllare la popolazione mondiale da parte di singoli personaggi via via sono falliti probabilmente perché un obiettivo così grande necessita di un gruppo di persone che possano consolidare il potere globalizzandolo.

Di Nuovo Ordine Mondiale oggi si parla normalmente. Sono passati i tempi in cui quando si scriveva un articolo su questo tema, spiegando cosa fosse la Trilateral piuttosto che il Bilderberg Group, si riceveva un cospicuo numero di commenti negativi che, nella migliore delle ipotesi, tacciavano l’autore di complottismo.

Con Mario Monti designato Premier di un governo palesemente voluto per motivi non esattamente etici, è stata aperta per la prima volta – almeno nel nostro paese – quella porta cementata per molti anni al di la della quale venivano tenute nascoste le più potenti lobby mondiali. Uno dei miei articoli più letti e diffusi sul Web dal 2011 s’intitola: “Mario Monti e il Nuovo Ordine Mondiale”. Fu solo l’inizio dell’apertura alle masse di una realtà tenuta occultata per decenni: il controllo totale delle masse da parte di lobby potentissime.

Riflettendo, i maggiori cambiamenti sociali in negativo a livello planetario, sono stati avviati a partire dalla crisi economico finanziaria scoppiata nel 2007 dagli Stati Uniti con la crisi dei mercati immobiliari che, con un vero effetto domino, è esplosa attraverso una pesante crisi finanziaria a livello internazionale.

Se ci fermiamo per un attimo a pensare, in tutto il mondo questa crisi si è abbattuta fondamentalmente sulla classe media, quel cardine che per secoli ha sostenuto gli Stati e che ha potuto vivere del proprio lavoro condito da una serie di diritti dati per garantiti via via che venivano acquisiti.

Pochi all’inizio sono stati in grado di comprendere quello che stava per accadere: il fatto che, con la scusa della crisi, si sarebbero messe le mani sempre dentro le stesse tasche – quelle dei cittadini di classe media – consentendo parallelamente alle fasce più alte di aumentare il proprio livello di ricchezza.

C’è un metodo per bollire le rane vive senza che se ne rendano conto: si mettono in una pentola con l’acqua fredda e si accende il fuoco al minimo. Lentamente ma inesorabilmente le rane muoiono senza quasi accorgersene. E’ un poco quello che è accaduto e che sta continuando ad accadere. Le popolazioni hanno compreso che di fatto si era in crisi economica, ma quasi nessuno ha compreso che era una crisi studiata per far crollare quella classe media che di fatto è sempre stata in grado di procedere conducendo uno stile di vita che a volte era anche un po’ sopra delle possibilità almeno apparenti. E’ quella classe di cittadini sparsi per il mondo che effettivamente è stata in grado di metter da parte dei piccoli tesoretti e che a ben guardare messi insieme, fanno un enorme tesoro.

Appropriarsi delle risorse economiche private era l’ultimo livello di appropriazione indebita che mancava alla catena di alimentazione del potere mondiale. Metterci le mani sopra rappresentava l’impoverimento di grandi masse e l’incredibile arricchimento di pochi al mondo.

In piccolo, basta guardare ciò che è avvenuto e sta continuando ad accadere nel nostro paese: in poco tempo è stato spazzato via il criterio di appartenenza partitica e si è svelato ciò che avveniva da decenni e cioè che la politica non ha alcuna volontà di sostenere la popolazione quanto di sostenere ed alimentare il proprio potere e arricchimento.

E’ basico come concetto, ma per far si che nessuno si accorgesse di nulla, si è continuato ad alimentare solo il criterio della crisi economica, facendo in modo che i cittadini di ogni paese si sentissero colpevoli protagonisti di ciò che non hanno mai generato. Un esempio tipico del nostro paese è quello per cui la politica tende sempre a far sentire grande evasore fiscale solo colui che per una condizione di povertà non è più in grado di sostenere una delle fiscalità più pesanti d’Europa.

Ovviamente, se si convince la popolazione che a causa della crisi più pesante della storia umana si debba contribuire economicamente con misure sempre più pressanti, ma lo si fa per gradi, ecco che la gente non ha un’immediata percezione di ciò che sta accadendo, ritrovandosi in povertà solo dopo un certo numero di anni. In certi casi e per certe persone, il tempo non è un elemento dominante. Per portare avanti un processo di distruzione di massa a livello internazionale, possono volerci anni, e chi ha potere ha anche tempo.

Oltre ciò, non si pensi che tutto finisca con l’espropriazione continuativa dei propri averi: contemporaneamente il processo di schiavizzazione delle masse viaggia attraverso minori tutele e distruzione dei criteri dello stato sociale. La scusa della crisi è sempre lì a parare qualsiasi dubbio.

Ogni qualvolta si decide per una nuova misura che tende a impoverire un comune cittadino di classe media, contemporaneamente si assiste alla proclamazione di qualche nuova misura a sostegno delle fasce abbienti. E’ matematico. Ma nel caos generale, come accorgersi in tempo dello tzunami che si abbatte sulle masse? Troppo presi a fare i conti con la quotidianità, spesso si perde il lume della ragione e non si comprende in tempo utile la regola del gioco: alla gogna chi non fa parte di una qualche lobby. L’elemento umano serve solo a fornire energia di ogni tipo ai pochi eletti.

Muovendosi gradualmente, abbattendo un poco per volta la capacità economica delle popolazioni oltre ad azzerare la capacità critica che metterebbe in crisi questo tipo di procedimento, si riesce oltretutto a mantenere le popolazioni a uno stato di rabbia che non devia quasi mai verso la guerra civile. La realtà è che, se domattina tutte le popolazioni coinvolte nella “grade crisi” accendessero il cervello e si rendessero conto di cosa ci stanno facendo, si realizzerebbe in breve tempo la più potente guerra civile planetaria.

Nessun uomo che abbia conservato integro l’intelletto può accettare che, a fronte di richieste di livello ormai disumano, sia di ordine economico che di restrizione dei diritti umani, si debba sopportare che sullo stesso territorio coloro che dovevano salvarci stanno effettivamente contribuendo alla nostra distruzione.

Come avrete notato, non faccio nomi in quest’articolo, perché immagino e spero che ormai sia chiaro come in tutto il mondo la politica e il mondo imprenditoriale, portino avanti da tempo un solo gioco: quello dell’acquisizione del maggior potere che peraltro riesce loro con una facilità che trovo davvero incredibile considerando lo strumento utilizzato: l’uso della parola. Intere masse ogni giorno, sono soggiogate da una sere illimitata di parole fornite otto forma di promesse che non vengono mai o quasi messe in pratica. Probabilmente, siamo arrivati a uno stato di bollitura ottimale.

Non ho a questo punto consigli e soluzioni da proporre. Negli anni attraverso i miei articoli, ho continuato a proporre una maggior coesione nella popolazione, ed una maggiore capacità critica che poteva portare all’acquisizione fondamentale di quella capacità di contrattazione con le istituzioni che ormai appare completamente persa. Basti sentire le dichiarazioni dell’attuale premier italiano che di fronte a qualsiasi manifestazione di dissenso popolare, risponde matematicamente: “Si stancheranno loro, noi andiamo avanti”.

Significa che siamo andati oltre, in Italia e nel resto del mondo. Significa anche, che il peggio non è ancora arrivato e che un giorno – forse non ci credete ora – ripenseremo a questi anni e diremo tutti: “Come si stava bene in quel periodo”. 




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Data:10/08/2013
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