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Politica: la corruzione si combatte dal basso non da dentro

Politica: la corruzione si combatte dal basso non da dentro
Autore: Il Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 12/12/2014

La popolazione italiana fra i tanti problemi che la assillano, ne ha uno che è di difficile soluzione. Il perché è nascosto nella tendenza popolare a ritenere che possa esistere un qualche “leader” migliore del precedente in carica al governo, che giunga finalmente a risolvere le istanze sempre più urgenti della popolazione. Una sorta di eroe senza macchia e senza paura pronto a prendere le parti della gente e a mettere da parte la convenienza personale.

Costretto da questo tipo di convinzione, il popolo non si accorge di un fatto eclatante: non esiste un leader in grado di risolvere le istanze della popolazione in quanto non è questo il fondamento di chi vive all’interno del mondo della politica. Quando in breve tempo si assume un potere illimitato che può essere esercitato su un altissimo numero di persone, non si pensa più al bene della popolazione ma al proprio e a qualunque costo.

Era dovere e diritto della popolazione semmai, pretendere sempre di avere politici al governo degni di rappresentare la popolazione. In altre nazioni è così che funziona, è la popolazione a pretendere le dimissioni immediate di un politico di cui si scopra qualche azione scorretta in special modo se ai danni dei cittadini. In Italia questo non avviene mai. La popolazione resta sterilmente spettatrice di ogni avvenimento e non partecipa fattivamente alla creazione di una società più giusta e onesta.

Partecipare non significa manifestare una tantum per le strade della nazione. Partecipare significa altro. E’ avere una mentalità non succube delle persone e degli eventi. Significa dare valore alla propria voce e al proprio dissenso in maniera concreta, attraverso azioni collettive ben organizzate e mirate all’ottenimento della soluzione desiderata. Non basta organizzare picchetti sotto i palazzi del potere e urlare qualche slogan per ottenere le dimissioni dei corrotti o l’ascolto delle istanze urgenti.

Il popolo italiano ha consentito al popolo della politica di agire sempre contro qualsiasi criterio di legalità. Come si può accettare che proprio chi impone regole sempre più vessatorie alla cittadinanza siano poi gli stessi a non seguire quelle regole? Bastava questo per capire l’andamento delle cose.

Al popolo della politica non serve approvazione. Fa quello che vuole anche quando ciò che fa è contrario al bene della popolazione. Quest’anarchia istituzionale è stata resa possibile da una popolazione che da sempre crede di dover solo delegare qualcuno alla gestione della propria esistenza. Ci si pone come su un altare sacrificale, sperando persino che il Dio cui si offre la propria vita non si avvalga del potere di porvi fine.

Non ci vogliono tanti giri di parole per capire un concetto che personalmente trovo di una semplicità estrema: se regali potere assoluto a un gruppo di persone, queste – per ovvie ragioni – utilizzeranno quel potere contro di te. Se invece il popolo della politica fosse abituato a dover amministrare una cittadinanza attenta alle azioni svolte, consapevole degli accadimenti e con una capacità critica capace di distruggere alla fonte qualsiasi tentativo di sfruttare la posizione assunta, ecco che non staremmo qui a parlare per ore di come sia possibile che il livello di corruzione nel mondo della politica nostrana sia così alto e anche di come sia palese che il cosiddetto “bene comune” non sia certamente prioritario nelle agende di governo.

Quando tutto diviene estremamente facile e realizzabile, quando chi sta in politica si abitua al fatto che grandi somme di denaro saranno elargite facendo poco o nulla, quando capiscono che la loro posizione di personaggio politico è suprema rispetto alla popolazione, pensate davvero che possa esistere qualcuno intenzionato a spartire questo stato di estremo privilegio con i cittadini? Cittadini che oltretutto, per decenni hanno avallato questa situazione, e che oggi non sono in grado di liberarsi di questa vera e propria invasione ad opera della classe dirigente del paese.

Il cittadino comune non ha più alcuna voce in capitolo perché per decenni ha deciso di non averla. Pretendere di riacquistarla oggi, con metodi del tutto inefficaci come gli scioperi e le manifestazioni di piazza è davvero da ottusi. Dov’è il popolo nel momento in cui viene deciso di varare una legge contraria ai diritti dei lavoratori o dei disabili? Cosa fa il popolo quando viene a sapere che il mondo della politica è colluso con tutte le organizzazione malavitose? Quali misure mette in atto affinché chi si macchia di orribili azioni contro la popolazione paghi la giusta pena?

Fate due più due: nelle casse dello Stato è sempre puntualmente presente l’ingente somma che viene erogata alla componente politica a fronte del cattivo lavoro svolto per la nazione. Parallelamente, la popolazione deve subire il declassamento costante della propria capacità economica oltre all’assottigliamento continuo dei diritti e della dignità. Non accade certamente da oggi.

La corruzione è figlia di un andamento anarchico delle istituzioni. Chi crea le regole non vi aderisce ma anzi, compie esattamente quelle azioni per cui la popolazione viene pesantemente sanzionata. E’ una costante, ma la popolazione ha accettato come “normale” questo andamento di cose.

Se non cambia la cultura dal basso non si può sperare che si possa giungere a una componente politica onesta e trasparente. E’ la popolazione che deve vigilare assiduamente sui comportamenti di chi viene delegato alla gestione della “cosa pubblica” perché la “cosa pubblica” siamo noi e se permettiamo che la gestione sia fatta in modo superficiale e scorretto, stiamo avallando il concetto per cui chi è in politica ha diritto di vita e di morte sui cittadini.

Inutile sperare quindi di ottenere etica morale in un ambiente assuefatto ormai alla corruzione. La popolazione deve prendersi quella parte di responsabilità che sembra non voler assumere, e che palesemente crede di attivare  nel momento di massima espressione decisionale del popolo: le elezioni. Dimenticando però che siamo stati privati da diversi anni della facoltà di scelta dal momento in cui è stata resa possibile una Legge elettorale come quella attualmente in vigore.

Il popolo non ha più voce in capitolo e non fa nulla per riacquistare un minimo di potere decisionale. Eppure solo il popolo può educare il mondo della politica a diventare migliore. Lasciati sempre liberi di agire, i nostri politici hanno col tempo compreso che mai nessuno avrebbe sbarrato loro la strada, anche di fronte alle azioni criminose più biasimabili. Servirebbe una gran voglia collettiva di cambiamento, ma si sa le novità spaventano molti, decisi strenuamente a restare nella melma cambiando semmai il leader del momento piuttosto che cambiando modo di agire e di pensare. 




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Data:10/08/2013
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Obbiettivo:50000 firme

 
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GERENZA: Gli Scomunicati - L'informazione per chi non ha paura e chi ne ha troppa - PluriSet timanale nazionale - Reg. Tribunale di Roma N° 3 del 21 Gennaio 2014
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