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Sintesi sugli scandali dell 'Expo 2015. I motivi per non andarci.

Sintesi sugli scandali dell 'Expo 2015. I motivi per non andarci.
Autore: Il Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 12/04/2015 15:54:51

La realizzazione dell’Expo 2015 fu assegnata alla città di Milano dal BIE - Bureau International des Expositions (Ufficio Internazionale delle Esposizioni) - il 31 Marzo 2008 durante l’assemblea generale che si tenne presso la sede di Parigi. Fu Maurizio Serra, delegato italiano presso il BIE, a consegnare ufficialmente il dossier di registrazione dell’esposizione che fu approvato in via definitiva dal BIE, il 20 Ottobre dello stesso anno.

Il 25 Giugno del 2008, l’allora Governo Berlusconi varò il Decreto Legge 112, che stabiliva le “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria". Bisogna scorrere il decreto fino all’articolo 14 per trovare qualcosa che abbia a che fare con la realizzazione dell’Expo e infatti leggiamo:

Art. 14.
Expo Milano 2015

1. Per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento EXPO Milano 2015 in attuazione dell'adempimento degli obblighi internazionali assunti dal Governo italiano nei confronti del Bureau International des Expositions (BIE) e' autorizzata la spesa di 30 milioni di euro per l'anno 2009, 45 milioni di euro per l'anno 2010, 59 milioni di euro per l'anno 2011, 223 milioni di euro per l'anno 2012, 564 milioni di euro per l'anno 2013, 445 milioni di euro per l'anno 2014 e 120 milioni di euro per l'anno 2015.

2. Ai fini di cui al comma 1 il Sindaco di Milano pro tempore, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato, è nominato Commissario straordinario del Governo per l'attività preparatoria urgente. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il presidente della regione Lombardia e sentiti i rappresentanti degli enti locali interessati, sono istituiti gli organismi per la gestione delle attività, compresa la previsione di un tavolo istituzionale per il governo complessivo degli interventi regionali e sovra regionali presieduto dal presidente della regione Lombardia pro tempore e sono stabiliti i criteri di ripartizione e le modalità di erogazione dei finanziamenti.

Il Sindaco pro tempore era l’ex Sindaco di Milano Letizia Moratti, ma si dimise dall’incarico di Commissario Straordinario dell’Expo il 14 Giugno del 2011. Le dimissioni di vari dirigenti saranno uno dei punti cardine nella strada tortuosa che porta alla realizzazione dell’Expo.

La Moratti disse che aveva deciso di dimettersi perché era stato appena eletto il nuovo Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e che di conseguenza, considerava giusto passare a lui il testimone. Forse la Moratti ha subdorato in tempo utile l’opportunità di togliere il suo nome da quello che già appariva essere un grande contenitore di varie ed eventuali opportunità di scandalo.

Nello stesso periodo in cui la Moratti si dimise dall’incarico, Vicente Los Certales, segretario generale del Bureau International des Expositions, si preoccupava dei tempi ristretti per l’inizio della realizzazione dei lavori. Mancavano 4 anni all’inaugurazione dell’Expo e non vi era nulla di certo nemmeno nell’acquisizione dei terreni su cui si dovevano celermente iniziare i lavori. Gran parte dell’area preposta – circa 225.000 mq - è di proprietà della Famiglia Cabassi, con cui vi era stato solo uno scambio di conferme scritte.

I Cabassi sono una famiglia di spicco nel panorama del settore edilizio nazionale. Considerati fra i grandi costruttori italiani, furono protagonisti – fra le altre cose – della realizzazione di Milanofiori. Una famiglia che ha sempre evitato i riflettori ma che ha alcuni scheletri nell’armadio. Alla morte del capostipite, Giuseppe, gli otto figli si ritrovarono di fronte un’amara realtà. L’impero di famiglia era gravato da ben 1000 miliardi di debiti che i Cabassi rinegozieranno in gran parte con il Gruppo Bancario San Paolo nel 1993, attraverso la Sintesi, holding a capo del gruppo Cabassi.

18 mesi dopo la chiusura dell’Expo 2015 i Cabassi torneranno in possesso di 150.000 mq di terreni, resi edificabili. Immaginare l’enorme ritorno economico che otterranno è cosa facile. I restanti terreni, sono di proprietà di Fondazione Fiera. L’acquisizione dell’area dell’Expo, di circa 1.100.000 mq, sarà pagata circa 200 milioni di euro.

Proseguendo nel racconto della storia di Expo, a un anno dall’assunzione dell’incarico a Commissario Straordinario, Pisapia rassegnò le dimissioni: era il 12 Giugno 2012. “Non è questione di dimissioni o meno: o c’è da parte di tutte le istituzioni il massimo impegno per l’Expo o altrimenti ci sono dei rischi molto seri, che non possiamo permetterci di correre a quasi mille giorni dall’inizio” dichiarò Pisapia ai giornalisti. L’impegno di cui parlava, era relativo ai finanziamenti necessari alla realizzazione della grande opera.

Già nel 2010 il Governo Berlusconi aveva operato tagli alle cifre stanziate con tanto di decreto attuativo, e il Governo Monti proseguì su questa strada sempre “a causa della crisi economica”. Così facendo si delineava un difficile percorso da affrontare sia per rispettare i tempi di consegna dei lavori, sia per assicurare che gli stessi venissero attuati con tutte le metodiche opportune a garantirne l’affidabilità.

Non basta, a rallentare l’inizio dei lavori entrano in gioco le lunghe trattative per l’acquisizione dei terreni. L’impresa che deve acquisirne l’uso è un’azienda formata da Regione, Comune e Provincia di Milano. L’accordo non è di facile attuazione. Si cerca in ogni modo di risparmiare denaro per controbilanciare i costanti tagli governativi ai finanziamenti. Fondamentalmente, all’origine dei pesanti ritardi nella realizzazione dell’opera, vi è questo leitmotiv.

Ovviamente, se si operano tagli ai finanziamenti istituzionali, si agevola l’introduzione di appalti truccati e l’inserimento della corruzione nelle pieghe di tutta l’organizzazione di quest’opera. Da qualche parte il denaro deve arrivare, e se si risparmia su tutti i costi, concedendo gli appalti a chi di dovere, avremo da una parte il proseguio dei lavori ma dall’altro un decadimento della qualità a tutto tondo. Inoltre, in tal modo, si concede l’apertura a qualsiasi tipo di atto corruttivo. In qualche modo è come se i vari governi in carica, dal 2008 a oggi, si siano apertamente resi disponibili a qualsiasi atto illegale pur di portare avanti la realizzazione dell’Expo. E’ così che si alimenta la corruzione.

Arriviamo quindi alle inchieste, avviate dalla Procura di Busto Arstizio, che vede indagati Roberto Maroni in qualità di Governatore della Regione Lombardia, con l’accusa di concussione per induzione e Giacomo Ciriello, a capo della segreteria di Maroni. Le inchieste avviate sono ben quattro, tre delle quali sono relative agli appalti e una interamente a carico di Roberto Maroni che avrebbe fatto pressioni ad alcuni esponenti dell’Organizzazione di Expo 2015 al fine di far ottenere contratti a due suoi ex collaboratori del Viminale.

Di seguito, la sintesi delle tre indagini avviate dalla Procura lombarda sugli appalti:

INDAGINE ILSPA

Una serie di appalti sono stati ritenuti pilotati. Fra questi,  anche quelli relativi all’assistenza legale e tecnico-amministrativa sui lavori legati ad Expo. A causa di quest’inchiesta, lo scorso 20 marzo sono stati arrestati  l’ex dg di Infrastrutture Lombarde Antonio Giulio Rognoni, l’ex capo ufficio gare Pierpaolo Perez, e ai domiciliari Maurizio Malandra, ex direttore amministrativo di Ilspa, e gli avvocati Carmen Leo, Fabrizio Magrì, Sergio De Sio e un ingegnere, Salvatore Primerano. Oggi sono stati posti agli arresti domiciliari, tranne uno che è stato rimesso in libertà. Hanno chiesto di patteggiare quattro di loro, tra cui Rognoni e Perez. Per gli altri, il prossimo 18 Settembre inizierà il processo che avrà rito immediato.

INDAGINE RELATIVA ALLA ‘CUPOLA’ DEGLI APPALTI
Per presunte irregolarità in alcune gare legate a Expocome quelle relative alle via d’acqua e all’ Architettura di Servizio, e che lo scorso 8 maggio ha portato in carcere l’ex Dc Gianstefano Frigerio, l’ex Pci Primo Greganti, l’ex senatore del Pdl Luigi Grillo, l’ex esponente ligure Udc-Ndc Sergio Cattozzo, l’ex manager Expo Angelo Paris, e l’imprenditore vicentino Enrico Maltauro. Solo Paris e Maltauro sono ai domiciliari. La Procura ha ipotizzato ‘sistema’ basato su un presunto giro di mazzette in cambio o dell’aggiudicazione delle gare che riguardano anche la Sanità lombarda e Sogin. La cosiddetta ‘cupola’ avrebbe inoltre fornito promesse di avanzamenti di carriera o ‘protezioni’.

INDAGINE RELATIVA ALLA REALIZZAZIONE DELLA  ‘PIASTRA’
E’ questo l’appalto più importante di Expo, per un valore di 149 milioni necessari alla realizzazione della cosiddetta ‘piastra’. L’inchiesta è stata avviata più di un anno fa, ed è stata riavviata a seguito della trasmissione di alcuni atti dell’inchiesta di Venezia sul Mose oltre che per le dichiarazioni di Angelo Paris che risulta indagato assieme all’ex amministratore delegato della Mantovani, Piergiorgio Baita. Coinvolti in questa indagine sono anche il costruttore Erasmo Cinque e suo figlio.

A Maggio del 2014, ecco entrare nell’occhio del ciclone la Maltauro s.p.a. che si è aggiudicata una serie di appalti relativi alle “vie d’acqua”. Viene arrestato per corruzione Enrico Maltauro, titolare dell’impresa. Maltauro delineerà con esattezza il funzionamento di quella che viene definita “la cupola degli appalti”. Malgrado ciò, Expo 2015 s.p.a. chiederà vivamente che il contratto con la società di Maltauro non venga rescisso.

In pratica, diverse imprese che avevano partecipato alle gare di appalto, si sono viste escluse a vantaggio dell’assegnazione degli stessi appalti alla Maltauro s.p.a. Queste imprese hanno deciso di presentare ricorso presso il Tar. Il Tar a sua volta, ha giudicato corretto il ricorso opposto da queste imprese, approvandolo. Ma ecco che Expo 2015 s.p.a. presenta a sua volta un ricorso e la decisione finale dei giudici della IV sentenza fu, in sintesi,  questa: “le pur gravissime ipotesi accusatorie formulate dalla Procura della Repubblica di Milano in relazione allo svolgimento della gara non comportavano automaticamente l’invalidità della procedura e dell’aggiudicazione, legittimando soltanto la facoltà di risoluzione del contratto d’appalto da parte dell’Ente committente”

In pratica, era facoltà di Expo 2015 s.p.a. di rescindere il contratto di appalto con la Maltauro s.p.a. ma non vi era alcun obbligo in tal senso. Ciò conferma in maniera definitiva che, pur trovandosi di fronte a un appalto illegalmente ottenuto, ciò non determina l’automatica rescissione dei contratti frutto di atti corruttivi.

La motivazione opposta fermamente da Expo 2015 s.p.a. è stata quella che, un’eventuale rescissione del contratto stretto con la Maltauro s.p.a. avrebbe portato a ulteriori ritardi nella consegna dei lavori oltre all’obbligo di pagare un forte risarcimento all’impresa Perregrini che era giunta seconda nella stessa gara di appalto. La cifra chiesta come risarcimento dalla Perregrini nell’atto di opposizione, era di 6 milioni di euro e garantiva, così come le altre imprese che hanno presentato ricorso, l’inizio immediato dei lavori per garantire i tempi di consegna.

Nulla da fare: il Tar da ragione a Expo 2015 s.p.a. e paradossalmente chiarisce che, la presenza all’interno dell’organizzazione di Expo di Cantone abbia conferito all’Organizzazione un maggior potere, atto fondamentalmente a commissariare le imprese oggetto di indagini, in modo da garantire il proseguio dei lavori nonostante le inchieste. Ergo: malgrado la Maltauro s.p.a. abbia effettivamente violato il protocollo di legalità, essa può continuare a procedere coi lavori. Una sentenza mai letta prima d’oggi. Effetti deliranti dell’Expo. E del Premier Renzi, che per affidare a Cantone i “super poteri” necessari anche a commissariare le imprese colpite dalle inchieste sugli appalti truccati, genera un decreto ad hoc, e chiude così qualsiasi possibilità a non far degenerare le cose verso il baratro della corruzione. Alfano esulta e dichiara: «sarà vita difficile per i corruttori». A quanto pare il criterio di “corruzione” ha poliedriche interpretazioni nel nostro paese.

Oggi è il 12 Aprile. Expo aprirà i battenti fra 18 Giorni. I lavori non saranno compiuti in tempo per il 1 Maggio. Pensa che ti ripensa, ecco sfornato un altro obbrobrio: i lavori di camouflage per coprire le aree non compiute. Camouflage significa “mascheramento”. In pratica, visto che non si riuscirà davvero a completare tutto entro il 1° Maggio, è stata stanziata la cifra di un milione di euro per celare ai visitatori tutte le parti ancora in lavorazione e che, presumibilmente, saranno completate a Expo già ben avviato. Ma attenzione, perché persino le opere di camouflage non saranno consegnate entro il giorno di inaugurazione dell’Expo. Esse saranno costantemente realizzate li dove qualche falla si presenterà durante l’apertura dell’evento. Metteranno cioè pezze a colori per coprire le infamie di questo indegno calderone che, una volta di più, ci fa vergognare del nostro paese.

Non è ancora tutto: la consegna dei lavori dei padiglioni esteri è fissata per il 1° Agosto 2015. Tre mesi dopo l’apertura, mentre i lavori per la realizzazione delle “Vie d’acqua” dovrebbero essere finiti entro il 14 Agosto.

Tutto ciò, per un biglietto d’ingresso di 50 euro, che garantirà ai visitatori – 250.000 al giorno – di poter accedere all’interno del più grande pandemonio che mai in Italia era stato fino ad ora realizzato. Sarebbe stato molto meglio che l’Expo venisse assegnato alla Turchia.

Partecipare a questa “kermesse” è un po’ come sostenere il sistema illegale che tanto fa arrabbiare gli onesti italiani. All’interno dell’Expo c’è un po’ di tutto. Disattenzione, ritardi, tagli ai finanziamenti, appalti truccati, concussione, inchieste, arresti, sentenze del Tar fuori da ogni logica. Tutto, tranne ciò che pensavate di vedere recandovi alla più grande esposizione del mondo.

Per finire, una riflessione: considerando come stanno portando avanti i lavori, è normale pensare che si possano verificare crolli di parti delle strutture o altri tipi di "incidenti" proprio mentre il flusso dei visitatori riempirà l'area dell'esposizione.  D'altronde come fidarsi ciecamente, se tutto ciò che ci arriva come informazione sulla realizzazione dell'Expo, presenta fondamentalmente delle criticità?

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