Sei nella sezione Il Direttore   -> Categoria:  Editoriali  
L 'abitudine alla morte. Degli altri...

L 'abitudine alla morte. Degli altri...
Autore: Il Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 23/03/2016

Nelle due stragi di ieri a Bruxelles, sono morte 31 persone e ci sono 250 feriti. Dall’inizio dell’anno, nel Mediterraneo, sono morti oltre 450 migranti, mentre tentavano di fuggire da zone di guerra o da territori in cui la vita è a rischio per le precarie condizioni economiche. Facendo una rapidissima somma, di soli due eventi recenti, arriviamo a circa 500 morti e 250 feriti.

Aggiungiamo un altro elemento: la guerra in Siria, che è giunta all’inizio del sesto anno. Sapevate che l’ONU, dal 2014, ha smesso di contare i morti siriani?

Il portavoce dell’Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights - Rupert Colville,  - ha spiegato che ci sono enormi difficoltà ad accedere ai territori siriani, anche da parte di organizzazioni indipendenti che operano nel settore umanitario, oltre alle enormi difficoltà che si riscontrano nella verifica delle informazioni. Il conteggio si è fermato quindi al 2014, quando le vittime della guerra in Siria erano state calcolate in circa 250.000.

Smettere di contare i morti, è – in qualche modo – un delitto che si aggiunge al delitto. Il motivo è semplice: non fornendo un resoconto dei decessi, quotidiani, si copre in qualche modo ciò che accade, e l’opinione pubblica perde la realtà dei fatti, convincendosi che la situazione umanitaria sima meno grave di quanto sia nella realtà.

In tutto ciò, è venuto a crearsi un criterio, umanamente inaccettabile: l’abitudine alla morte. Degli altri. La morte, finché resta confinata in altri territori, fosse anche un’altra regione all’interno della nazione in cui si vive, è diventata cosa normale. Non accettabile, normale. Che è peggio. Se i morti ammazzati appaiono quotidianamente nelle immagini del TG, sulle pagine dei giornali, entrano a far parte delle abitudini, e il senso della gravità scompare. Si attenua. Prende altre forme.

Da un lato l’umanità ha orrore dell’ipotesi di un attacco terroristico che può avvenire ovunque, causato da un sistema complesso, che fa apparire alcuni come i flagellatori della vita e del futuro altrui, ma che non chiarisce da quale mano siano mossi. Dall’altro, l’abitudine alla morte, e anche alla visione della morte, ha appannato i sentimenti e le sensazioni che la collettività prova di fronte a veri genocidi.

Ricordo i tempi in cui, dopo un omicidio, si continuava a parlarne per mesi, a volte persino per anni. Non era comune che avvenisse l’uccisione di un essere umano, e men che meno che apparisse – dall’oscurità – qualche castigatore d’incolpevoli cittadini. I kamikaze non avevano ancora fatto capolino nel sistema stragista, appannaggio semmai, dagli anni ’70 in poi, di gruppi armati, gruppi politici di potere e qualche indipendente col pallino della rivoluzione.

Ma le morti facevano effetto. Le stragi ancor di più. E non solo per il timore che altri atti simili accadessero ancora: no, si sentiva sull’anima il peso dei morti. Se poi a morire era un bambino, si faticava parecchio a dimenticarne il volto.

Oggi no. Oggi si scattano foto a memoria – brevissima – di corpi dilaniati dalle bombe, o affogate nelle acqua della speranza, che divengono cimiteri beffardi e senza nomi né lapidi a ricordo.

Ho letto con sgomento le dichiarazioni della fotoreporter che scattò la foto del bimbo siriano, affogato al largo della Turchia: Aylan, lo ricorderete tutti. In quel viaggio della disperazione, morì quasi tutta la famiglia, solo il padre si salvò, ma non ottenne mai lo status di rifugiato e dovette tornare a Kobane, solo e sconfitto. Ha perso per sempre la sua battaglia personale: dare un futuro alle persone che più amava.

La fotoreporter, Nilüfer Demir, in  un eccesso di esagitazione mista agli effetti psichedelici procurati dalla diffusione dello scatto, a livello mondiale,  che mostra il corpo senza vita di Aylan, dichiarò: "Sono venuta al mondo per scattare quelle foto e per scrivere questa storia, spettava a me". Orrore che si aggiunge all’orrore. Narcisismo che si abbina alla scorretta interpretazione di un mestiere.

Di Aylan oggi, non parla più nessuno. Dei morti di ieri a Bruxelles, non conosciamo il nome. Dei morti siriani, non aggiorniamo il numero. I morti – anche quelli che muoiono nell’esatto istante in cui lo scrivo – in tutto il mondo, sono divenuti parte del quotidiano, e in quanto tali, assimilati come cosa normale, per cui spendersi – semmai – in inutili campagne di indignazione, della durata di poche ore, sui social.

Eppure la morte, quella che ci tocca da vicino, non solo fa paura ma ci schianta sotto il peso del dolore. Perdiamo un genitore, un amico, una moglie, e la nostra vita è sconvolta per sempre. Se a perdere la vita solo persone di cui non sappiamo nulla, che ci vengono mostrate solo col fine ultimo di trarre uno scoop per qualche ora, allora si può voltare la testa, e tornare alla solite faccende.

Desidero una società che sobbalzi ogni giorno, per ogni morto ammazzato, ovunque accada. Una società che non si occupi del criterio della morte solo quando tocca da vicino gli individui.

Desidero un mondo in cui non si propongano inutili minuti di silenzio su Facebook, per poi tornare a parlare di altro, pur di non dover cacciare la testa da sotto la sabbia. Ciò che sta accadendo, ovunque nel mondo, è troppo terribile per ottenere una briciola di interesse, da parte della collettività.

L’abitudine alla morte degli altri, rende insensibili. E molta responsabilità di tutto questo, ce l’hanno certi media, che hanno fondato il loro successo sulla spettacolarizzazione – momentanea – della morte. Così facendo però, non si è ottenuto altro che l’abitudine alla visione di corpi senza vita. Per ottenere un sussulto nelle persone, di questo passo, sarà necessario filmare in diretta una strage, far vedere bene pezzi di corpo che si staccano, budella che esplodono. No, io non ci sto. Voglio continuare a piangere a ogni strage, voglio continuare a stupirmi per ogni morto e per tutti i genocidi in atto. Non diventerò mai complice di chi tratta il tema della morte come fosse un prodotto in vendita al supermercato.

Non mi abituerò mai, e sarebbe il caso che lo facessimo tutti, contro un sistema che sta abbassando il livello di interesse e di attenzione su un genocidio estremo e senza limiti. In questo modo, nessuno opporrà più resistenza, ed è grave.

Grave come quando l’umanità ha finto di non sapere che era in atto un genocidio organizzato e sistematico, durante la Seconda Guerra Mondiale. Grave, come quando si ritiene poco grave ciò che accade ai nostri simili e che, un giorno, potrebbe accadere a noi.

©Tutti i diritti riservati. La diffusione è concessa esclusivamente indicando chiaramente il nome dell'autore e il link che riporta a questa pagina

 

 




Cosa ne pensi?
Login
Inserisci il tuo username e la tua password per loggarti.
Username:


Password:

Remember me:

Non sei ancora iscritto?
Diventa subito uno sComunicato!

Dimenticata la password?
Clicca qui



aaaa

Per commentare l'articolo occorre essere loggati e rispettare la netiquette del sito.


Se sei registrato effettua il login dal box qui a sinistra.

Se ancora non sei registrato fallo cliccando qui
I commenti:

Commento 1)
La redazione ed il direttore hanno piacere di rispondere ai commenti dei nostri lettori. Facci sapere cosa ne pensi dell'articolo. La tua opinione è per noi importante.

Commento di: emilia.urso Ip:83.73.103.204 Voto: 7 Data 27/11/2021 06:33:00

Sei iscritto su Facebook, Twitter o G+?
Commenta e condividi l'articolo direttamente.

Login
Inserisci il tuo username e la tua password per loggarti.

Username:


Password:

Remember me:

Non sei ancora iscritto?
Diventa subito uno sComunicato!

Dimenticata la password?
Clicca qui

 
Iscrizione newsletter
Inserisci il tuo indirizzo email

Vuoi cancellarti?
Clicca qui
 
 
Search
Ricerca articolo
Ricerca
Dove
Da data
A Data:
Tipo ricerca:
Almeno una parola

Tutte le parole
 
 
Petizioni
Facciamo sentire la nostra voce
Dimettiamoci dalla carica di Cittadini Italiani

Cos'è uno Stato senza i cittadini? Nulla. Cosa sono i cittadini senza lo Stato? La risposta la conosciamo tutti, perchè lo Stato italiano palesemente, sta lasciando alla deriva la motivazione fondamentale della sua stessa esistenz



Data:10/08/2013
Categoria:Politica e Governo
Obbiettivo:50000 firme

 
Correlati in Editoriali

Autore: Editoriale del direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 18/05/2020
Indagine Covid-19 - parte V - Trattati, accordi, riforme e omissioni

Quanti di voi conoscono i retroscena della riforma Lorenzin? Tracciati e documentai tutto nel mio libro inchiesta. Pecorelli, l’allora presidente AIFA, volò negli USA con la Ministro Lorenzin, per prendere questo importante incarico, assegnatoci direttamente dagli Stati Uniti: ciò conferma ciò che faccio emergere da anni, e che in pochi capiscono ancora. Le decisioni, in special modo quelle importanti, su economia, fisco, sanità, banche, sicurezza, nel sistema politico ed economico internazionale moderno, non sono prese internamente alle singole nazioni. Esistono trattati, accordi, strategie.

Leggi l'articolo

Autore: Editoriale del direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 14/05/2020
Videogames: il governo sostiene le startup del settore

Una sorpresa inaspettata è arrivata con il varo del tanto atteso “Decreto rilancio”: sostegni alle startup che sviluppano videogiochi. In particolare, ai commi dal 15 al 21 dell’articolo 46 del decreto, in tema di sostegni alle startup innovative, si delinea un vero e proprio fondo – denominato First Playable Fund - che sarà creato per sostenere economicamente lo sviluppo del settore.

Leggi l'articolo

Autore: Inchiesta del direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 14/05/2020
Indagine Covid-19 - Parte IV - diffusione nella bassa lodigiana: i dubbi sul depuratore

Ai tempi della Sars il mondo scientifico internazionale concordò su un punto: la diarrea è un veicolo di trasmissione da non sottovalutare, perché fu la causa del contagio nel 20% dei casi. A causa delle scariche di feci molli in pazienti che avevano contratto la malattia, un focolaio di Sars esplose a Hong Kong nel complesso residenziale di Amoy Gardens. Portare le mani alla bocca o agli occhi, dopo una scarica di diarrea, è uno dei fattori di contagio, eppure non se ne parla in maniera diffusa.

Leggi l'articolo

Autore: Intervista del direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 13/05/2020
Intervista ad Andrea Vianello - Ogni parola che sapevo

“Ogni parola che sapevo”, edito da Mondadori e nelle librerie dal 21 Gennaio. L’ha scritto il collega Andrea Vianello, ex direttore di Rai3 e noto al pubblico per aver condotto, dal 2004 al 2010, la trasmissione televisiva Mi manda Rai3, oltre ad Agorà, Enigma, La strada della verità, il TG2 e infine Rabona nel 2018, trasmissione che ha condotto fino a poco prima che avvenisse il suo dramma, raccontato con umanità e lucidità, tanto da farti sentire dentro la carne e nella profondità dell’anima le sue emozioni.

Leggi l'articolo
GERENZA: Gli Scomunicati - L'informazione per chi non ha paura e chi ne ha troppa - PluriSet timanale nazionale - Reg. Tribunale di Roma N° 3 del 21 Gennaio 2014
Testata ideata e diretta da Emilia Urso Anfuso. Note legali.  Per informazioni commerciali e per entrare in contatto con la redazione potete chiamare lo 06 92938726 (Tel. e Fax) -