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Governo Renzi: 50 milioni 'subito' ai terremotati, 290 milioni per il bonus ai 18enni

Governo Renzi: 50 milioni 'subito' ai terremotati, 290 milioni per il bonus ai 18enni
Autore: Il Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 26/08/2016

Il denaro dello Stato non esiste. Spiego meglio: quando un presidente del Consiglio promette un qualsiasi finanziamento per un qualsiasi comparto sociale, nella realtà dei fatti, utilizza il denaro che i cittadini, a vario titolo, versano nelle casse del tesoro attraverso la pressione fiscale che è costretto a sostenere.

Così, quando ad esempio Renzi “regala” bonus da 80 euro o da 500 – come nel caso dei neo maggiorenni o degli insegnanti – sta, di fatto, utilizzando denaro pubblico, versato dai contribuenti, che dovrebbe essere riutilizzato in favore di tutti i contribuenti, e non per una parte di essi.

Questa precisazione, semplice ma doverosa, serve ad aprire un’altra considerazione. Solo per elargire il bonus di 500 euro agli studenti neo maggiorenni, il governo ha prelevato dalle casse del tesoro ben 290 milioni di euro.

Un botto di soldi, in tempi come questi, in cui i diritti civili non esistono quasi più, con la solita scusante della “crisi economica” che pesa solo ed esclusivamente sulle spalle della classe media nazionale. I politici, gli industriali, i ricchi insomma, di questa beneamata crisi economica, conoscono solo le tante campagne di propaganda politica tese solo a mantenere sotto scopa il più alto numero di cittadini comuni.

Eccoci all’ennesimo sisma. Brutale, violento, distruttivo. Interi territori rasi al suolo. Morti, feriti, disperazione, orrore, 2.000 sfollati nelle tendopoli. Dubbi, incertezze, spavento. Il pensiero corre ai terremoti precedenti, e agli scandali seguenti. Gli scandali post sisma sono matematici. Ci sono troppi soldi in ballo, nel grande business della ricostruzione. Sai quanti appalti di favore, quante corruttele possibili, quanti amici degli amici cui far guadagnare un mucchio di denaro…

A ben guardare infatti, sono molti i politici che, direttamente o indirettamente, hanno un qualche interesse in qualche impresa del settore edile. Ne ricordo uno per tutti: Di Pietro, che mentre era Ministro delle Infrastrutture, era anche – contemporaneamente – titolare di un’azienda del settore costruzioni. Guarda caso…

Insomma, il sisma c’è stato. Il territorio è ad alto rischio, ma mai a nessuno è venuta la volontà reale di far qualcosa di concreto per evitare morti e danni. Ci mancherebbe. Ora tutti urlano che si spenderebbe meno a mettere i territori in sicurezza, piuttosto che attendere le stragi e ricostruire. Ricostruire cosa poi? Miseri insediamenti urbani che riportano alla mente i baraccati, nella migliore delle ipotesi.

Negli ultimi anni, ogni Premier si è garantito una bella ricostruzione post sisma. Berlusconi quello abruzzese, Letta quello in Emilia, Renzi quello appena avvenuto, in Centro Italia. Sembra che la natura vada di pari passo con i cambiamenti ai vertici di governo e che, “generosamente”, regali a ognuno la garanzia di una bella tornata di ricostruzioni post sisma.

Un paio di dati però, oggi devo darli: dopo le lacrime di Renzi, sotto i riflettori s’intende, ecco le dichiarazioni propagandistiche: “Nessuno sarà lasciato solo”! “Ecco subito uno stanziamento di 50 milioni di euro per i terremotati”! “Le tasse sono sospese per chi è terremotato”!

Bene. Sulla prima dichiarazione, lasciamo che sia il tempo a dirci cosa avverrà. Saranno i terremotati a dirci se saranno o meno stati lasciati soli. Sulla seconda dichiarazione, un primo dato: uno stanziamento di 50 milioni. Innanzitutto, “stanziamento” non significa tecnicamente soldi liquidi dati immediatamente. Significa promettere di dare 50 milioni. Ma lo stanziamento deve essere sbloccato con un decretino. Attendiamo quindi che questo denaro arrivi davvero a destinazione.

Sulla terza dichiarazione, quella sulla sospensione delle tasse, andrei cauta. In Abruzzo e anche in Emilia, dopo il sisma, furono sospesi i pagamenti di tasse e imposte. Peccato però, che lo Stato con troppa rapidità, rispetto alla situazione dei terremotati, ricominciò a pretendere i versamenti di tasse e imposte. Le cronache dei tempi sono ancora lì a confermare ciò che scrivo.

A queste considerazioni poi, aggiungo un altro dato: per il bonus di 500 euro ai neo maggiorenni, il governo ha messo subito sul piatto 290 milioni di euro, prelevato dalle casse del Tesoro e quindi, denaro pubblico.

Se la matematica non è ancora diventata un’opinione, abbiamo 290 milioni utilizzati per pura propaganda politica, e uno stanziamento di 50 milioni di euro per i terremotati. “Ma è solo il primo stanziamento” dicono dal governo.

Eh no. Non va bene. Non va bene perché le cifre parlano troppo chiaro. Non si promette uno stanziamento di 50 milioni ai terremotati e se ne utilizzano 290 di milioni, per dare immagine al governo. Non si fanno queste cose. Perché poi, arriva chi – come me – queste cose le nota subito, e ne da notizia a tutti.

Certo, i 18enni fanno più audience politica di qualche migliaio di sfollati e di qualche centinaio di morti, ci mancherebbe...

A parte questo, è necessario non dimenticare una cosa: il 90% delle abitazioni italiane è a rischio sismico. La Protezione Civile dovrebbe occuparsi anche e soprattutto di “svolgere la propria attività di monitoraggio e sorveglianza del territorio, e ha il compito di allertare e, se necessario, attivare le diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile”.  Leggete qui.

Invece da troppi anni, la Protezione Civile opera in stati di emergenza, a catastrofe avvenuta. Il che, la rende anche nella situazione dei cosiddetti “poteri in deroga”: significa che, così come avvenne per il terremoto in Abruzzo del 2009, può accedere al denaro del Tesoro senza dover quasi rendicontare le motivazioni.

A fronte di tutto questo, una domanda finale, a tutti i cittadini italiani: perché? Perché ancora si accetta tutto questo in maniera quasi del tutto passiva? Chiunque avesse una risposta esaustiva, me la faccia sapere, perché io davvero non lo capisco ancora.

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