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Caso Raggi: il futuro di Roma, e dei 5Stelle

Caso Raggi: il futuro di Roma, e dei 5Stelle
Autore: Lucio Giordano - Redazione Politica
Data: 04/09/2016

Magari ha ragione Luigi Di Maio quando dice che i poteri forti nella Capitale  hanno sferrato l’attacco decisivo contro i  5 stelle. E anzi, a naso, è sicuro che sia così e che  questo è solo l’inizio della strategia di distruzione del Movimento . Ma di certo c’è che M5s ci ha messo del suo quando puntò sulla candidatura Raggi a sindaco di Roma.

Il nome, lo dicemmo subito su Alganews, non ispirava fiducia. Troppo giovane e dalla  personalità troppo  fragile per governare la Capitale che invece ha bisogno di spalle forti. E poi:  troppe omissioni nel suo curriculum di presentazione, troppo legata agli ambienti della destra italiana. Era ovvio che alla prima, inevitabile bufera, la giunta romana cominciasse a scricchiolare. Ancora sono poco chiare le motivazioni che hanno portato alle dimissioni in massa dell’assessore al bilancio Minnenna e del Capo gabinetto Raineri. I contorni della vicenda sono decisamente confusi. Ma quello che emerge a poco a poco è questo sotterraneo scontro tra anime diverse  all’interno del Movimento. Cioè quella di destra e quella di sinistra. Con la prima, netta minoranza nella base dei 5 stelle, che ha preso il sopravvento nella dirigenza e che rischia di vanificare il lavoro dei 5 stelle in anni di opposizione. Sembra, ed è giusto sottolineare sembra, che una volta al governo, in questo caso della Capitale, l’anima di destra più legata al potere abbia deciso  insomma di iniziare la scalata al potere. E che la Raggi, circondata dai suoi assessori  più fedeli,  abbia deciso di disfarsi di presenze ingombranti.

Anche se è solo un’ipotesi, ricorda molto da vicino la parabola iniziale di Matteo Renzi, avido di potere, che pur essendo netta minoranza all’ interno del partito, quasi tre anni fa  con spregiudicatezza riuscì a rottamare la vecchia classe dirigente di sinistra. Puntando ad una restaurazione politicamente violenta e senza esclusioni di colpi. Dunque anche in quel caso: un politico conservatore che schiaccia una base di elettori di sinistra, fregandosene degli ideali del 90 per cento del suo partito, per sterzare a destra. Sappiamo tutti come è andata.

Il Pd renziano  da diverso tempo viene percepito dall’opinione pubblica  come un partito reazionario, ancora più a destra della destra radicale di Forza Italia e Lega nord. Con a capo un segretario che da sempre dialoga e continua a dialogare con i poteri forti.Il risultato lo abbiamo davanti agli occhi: un giovane inesperto, diventato presidente del consiglio, è riuscito nell’impresa, o meglio nell’obiettivo, di distruggere un partito riformista, di infilare ancor di più nella palude economica il Paese, con un finale già scritto: il tramonto politico dell’ex sindaco di Firenze. Non vorremmo che al Movimento 5 stelle accadesse la stessa cosa, con un direttorio giovane, fin troppo giovane ed inesperto, che finisse per distruggere un movimento nato dal basso e che nella sua giovane vita ha avuto innegabili meriti: smascherare il marcio in parlamento, opporsi alla svolta autoritaria imposta dagli ultimi governi, difendere la costituzione e provare a stoppare le leggi sbilenche di questo esecutivo.

Ma se veramente il Movimento 5 stelle vuole governare il Paese deve fare chiarezza al proprio interno: arrivare alla resa dei conti con chi , soprattutto l’anima reazionaria, punta solo al potere. Se del caso accettare anche l’ipotesi di una scissione, come sotto altre forme è capitato in Spagna, tra Podemos e Ciudadanos, definendo bene chi è di destra e chi è di sinistra. Perché il movimento 5 stelle nasce come ribellione alla corruzione dei partiti politici tradizionali  e non può trasformarsi in un movimento reazionario  . Il M5s deve inoltre silenziare  le voci che lo vogliono funzionale al sistema. In troppi infatti,  per gettare fango o per reale convinzione, iniziano a ripetere questa frase  ed è chiaro che di questo passo la passione e l’entusiasmo  dei suoi molti elettori potrebbe venire meno.

Chiarito tutto questo M5s deve iniziare a capire che fare opposizione è un conto, governare è un altro: richiede organizzazione, esperienza, capacità indiscutibili. Non puoi lanciare nell’arena quarantenni alle prime armi. Perché a quell’età devi ancora imparare tanto, se non tutto.  L’onestà, la trasparenza, la passione per la politica e per il bene comune, sono doti fondamentali, per carità. Ma, ripeto,  se non sono accompagnati da capacità e organizzazione rimangano pura, semplice e bellissima teoria.

Sulla Giunta Raggi, è altrettanto chiaro,  il movimento 5 stelle si gioca tutto, anche a livello nazionale. E in fondo lo sapeva da subito che governare Roma sarebbe stata un’impresa titanica. I poteri forti, Mafia Capitale, palazzinari e comitati d’affari  faranno di tutto per riconquistare la Capitale  in poco tempo, per continuare i loro sporchi business, interrotti per un breve periodo dalla giunta Marino.

Giusto ribadirlo: Il movimento 5 stelle, a Roma, ha innanzitutto bisogno di  fare chiarezza al proprio interno, spegnendo sul nascere le voci di questa guerra intestina. Altrimenti, l’opinione pubblica romana farà presto a togliergli il gradimento, anche se sarebbe ingiusto, visto che in due mesi è impossibile fare miracoli. Tutti quelli che conosco e che hanno votato M5s, al 90 per cento sono di sinistra e in passato votavano Pd o Sel. Dopo la congiura nei confronti di Marino hanno abbandonato i dem  e considerato i 5 stelle l’ultima speranza per rivoltare la città come un ‘pedalino’, prima di arrendersi per sempre al partito traversale del malaffare.

La sfida come si vede è enorme. I 5 stelle non devono deludere tutti i cittadini che hanno votato per il cambiamento. Certo, da subito,  a guardare i nomi in giunta, il profilo è sembrato  bassino.  “Nel corso degli anni della mia carriera accademica ho maturato una grande expertise sui temi dell’economia dei trasporti sulla gestione delle public utilities, sulle network industries, sull’ambiente e anche sull’energia”. Un  giovane e inesperto assessore ai trasporti come Linda Meleo, che si presenta con queste credenziali e si esprime con parole tipo expertise, utilities, network industries  fa venire l’orticaria e la voglia di risponderle, ‘parla come mangi’. La scelta di puntare su uno come Raffaele Marra, già sperimentato dalle giunte Alemanno e Polverini, lascia basiti e di sicuro non rappresenta una  doverosa rottura con il passato. Le polemiche più o meno pretestuose sulla Muraro , poi, parlano da sole. E gli stessi Minnenna ( Consob) e Rainieri, saranno anche delle perdite gigantesche, come dice la Taverna, ma i loro profili fanno storcere il naso a tutti gli elettori di sinistra del Movimento che non vogliono avere a che fare con il mondo finanziario, artefice degli irreparabili disastri a livello mondiale.

Quanto alle decisioni al rallentatore della Raggi, in due mesi di giunta: benino la reazione sulla presunta emergenza rifiuti, bene la risposta sulle Olimpiadi. Orgogliosi di avere i Giochi nella Capitale, ma prima Roma deve risolvere i mille milioni di problemi lasciati dalle precedenti giunte: da Rutelli a Veltroni, per arrivare ad Alemanno. Strade da riasfaltare completamente, edifici fatiscenti da rimettere in sesto, problema rifiuti da risolvere una volta per tutte, trasporti da far funzionare con soluzioni anche drastiche, magari arrivando ad offrire alla cittadinanza Bus e metro gratuiti. Vedremo  a questo punto cosa combinerà il nuovo Amministratore unico  di Atac, l’ingegner Manuel Fantasia, appena nominato. L’errore della Raggi sulle Olimpiadi, semmai è stato strategico: per una scelta così importante avrebbe dovuto interpellare  subito la cittadinanza attraverso un referendum,  spiegando bene i rischi:  un nuovo sacco di Roma, opere incompiute,  una nuova  e sostanziosa mangiatoia per Mafia Capitale.

Ma ormai la frittata è fatta. Di concerto con il sindaco , il direttorio  deve agire in fretta, altrimenti tempo due mesi e nella Capitale, statene certi,  si tornerà a votare. E in attesa della rinascita di una vera sinistra,  se dovesse vincere un renziano o la solita destra legata ai Carminati, meglio sarebbe fare le valige  e abbandonare Roma. A quel punto  non più città aperta ma città morta.




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