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Altro che riforma costituzionale: quella delle pensioni e' il punto centrale

Altro che riforma costituzionale: quella delle pensioni e' il punto centrale
Autore: Editoriale del Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 20/09/2016

Non si parla d’altro. Riforma costituzionale. E’ diventato un mantra. Addirittura, esistono spot istituzionali, che inneggiano al SI come fosse la panacea a tutti i mali. Leggete qui: “Votare Sì al Referendum costituzionale, con il cambiamento che ne deriverà, è importante anche per la ricerca”. Non l’ha detto il primo che passa, bensì Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità.

Un endorsement che poteva risparmiarsi. Tanto, basta aprire un giornale nazionale, una tv, seguire un talk show e – tra un po’ – pure su Peppa Pig, non si fa che straparlare di riforma costituzionale.

Questa sacra aura appioppata alla riforma, la dice lunga sull’inconsistenza del suo contenuto.

E’, drammaticamente, una riforma fatta coi piedi. E il cui principio fondamentale, basta leggere i vari articoli, è la rinuncia – da parte dei cittadini – di ciò che resta di quella sovranità popolare mal conosciuta in primis proprio dai cittadini. Che ne parlano, ma non hanno mai capito cosa sia.

La riprova? Basta navigare un poco sui social. La popolazione riversata sul web, sembra – quasi compatta – contro ogni misura, o quasi, del governo Renzi. Un buon popolo, se effettivamente constata che un governo sta mettendo in atto troppe vessazioni contro la popolazione, cosa fa? Non certo perder tempo sui social. Chiede le dimissioni. Di un intero governo o dei politici inadatti a governare. Ecco: se volevate un esempio di sovranità popolare e democrazia, ora ce l’avete.

Invece no. Il popolo 3.0 castroneggia sui social. Parla di cose che non conosce – democrazia in testa – e perde tempo ad argomentare su argomenti di cui non sa un fico secco.

No! Si! Ecco. La sintesi di ciò che pensa il popolo, sulla riforma costituzionale, si estrinseca in queste due paroline. Punto.

Ovviamente, è dal mondo istituzionale che nasce e si sviluppa tutto questo sistema. Si parla ossessivamente di qualcosa che ha molto meno peso e spessore dei veri problemi che si stanno per abbattere sulla popolazione. Si chiama: “Strategia della distrazione”. Tengono impegnate le persone su un tema, in maniera da poter lavorare tranquillamente ai temi che interessano i governi. Un giochetto facile facile. Il problema è che funziona. Sempre.

Ora leggete qua: mentre vi inerpicate in sterili discussioni, sui social, riguardo alla riforma costituzionale – che a mio parere è bella che approvata, ne riparleremo a tempo debito – sta avvenendo la vera riforma. Quale? Quella delle pensioni. Ed è la peggior riforma che potremmo mai aver anche solo lontanamente immaginato.

Si parla e straparla di APE, l’anticipo pensionistico. E’ quel sistema assurdo, attraverso il quale  si può andare in pensione con tre anni di anticipo. Dicono. Eh si, perché attenzione: nessuno vi ricorda che non è affatto “andare in pensione in anticipo” considerando i danni della riforma Fornero, e dei milioni di italiani che avevano il diritto di andare in pensione, e si sono ritrovati senza lavoro e senza pensione. Oppure, costretti a lavorare ancora anni, malgrado abbiano raggiunto la normale età pensionabile.

E’ pazzesco: nessuno sta dicendo come funziona questa aberrazione, e i cittadini si stanno convincendo davvero che è un’opzione che consente un pre pensionamento di tre anni.

Per un po’, i politici ne hanno parlato come di un’opzione. Una scelta. Decidi cittadino: vuoi lavorare fino a che non ti regge più il cuore, o noi – “generosamente” – ti consentiamo di andarci prima (…) ma a una condizione. Noi ti prestiamo la tua pensione, tu contrai un debito ventennale con la banca, e ce lo restituisci in quote mensili, per vent’anni.

Requisiti per questa “agevolazione”: 63 anni di età e almeno 20 di contribuzione. In pratica: viene liquidato quanto spetta, ma detratte le rate mensili del prestito…non basta, tenetevi forte…qualora il lavoratore abbia aderito a una forma di previdenza complementare, ecco che spunta un’altra incredibile “opportunità”. Il RITA, la liquidazione della quota maturata secondo il metodo della capitalizzazione, con tanto di agevolazioni fiscali calcolate agli anni effettivi dei contributi versati.

Ci avete capito qualcosa? Ovviamente no. Sapete perché? Perché stanno architettando una cosa che serve solo a ottenere un traguardo: la cancellazione del criterio di “Diritto alla pensione”. Per farlo, devono rendere le cose difficili da capire. Talmente difficili da palesare il misfatto. Gravissimo.

Se fosse cosa buona e giusta, innanzitutto nessuno si sarebbe mai sognato di proporre un prestito attivato da un mutuo bancario. Inoltre, sarebbe scritto e spiegato in maniera semplice, comprensibile anche a un bambino. Invece no. Come sempre accade quando sta per cadere un tornado sulla vita, le speranze e il futuro di milioni di persone.

Ora, alla luce di tutto questo: siete davvero sicuri che il problema centrale di cui discutere sterilmente sia proprio la riforma costituzionale? Io credo proprio di no, e ribadisco: la riforma costituzionale, datela per approvata. Vi sorge qualche dubbio? Bene: cercate di ricordare quale sia stato l’ultimo referendum tenutosi nel nostro paese, il cui risultato popolare, sia stato poi attuato dal governo.

Avete tempo, pensateci con calma…

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