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Matteo Renzi: piu' a destra che a sinistra...

Matteo Renzi: piu' a destra che a sinistra...
Autore: Lucio Giordano - Redazine Politica
Data: 30/09/2016

In tutta sincerità le parole di ieri di Matteo Renzi non mi hanno stupito. Per niente. “Sì, è vero: voglio prendere i voti della destra.  Se non prendi i voti degli altri ti chiami minoranza. Se prendi quelli degli altri ti chiami maggioranza. E io voglio prenderli per cambiare le cose”.

Lo ha detto in un’intervista ad un quotidiano e lo ha ripetuto  in serata a Perugia dove ha inaugurato, con Firenze, la campagna referendaria per il sì.

Il suo è un discorso chiaro. Se vogliamo anche coerente. Come ripetiamo da tre anni su Alganews, Matteo Renzi è infatti un politico di destra che finora ha fatto solo politiche di destra. Facendo perdere a quel che rimane del Pd, i voti della sinistra.

Perché è evidente che se sei onesto con te stesso, i voti della destra non ti interessano.  Preferisci perdere, piuttosto che svendere i tuoi ideali. Del resto, se uno è di destra, non è che ha interesse a prendere i voti di sinistra. E poi, come? Facendo politiche sociali di sinistra? Cioè uguaglianza sociale, lo sguardo rivolto alle fasce deboli della popolazione, zappa sui piedi ad imprenditori e padroncini?

Ma per carità. Via, allora: sfatiamo una volta per tutte questo mito della morte degli ideali. Gli ideali sono più vivi che mai e, volendo andare a fondo nel problema, se uno si guardasse dentro e rovistasse nel proprio portamonete, democrazia e sinistra vincerebbero a mani basse con il 90 per cento dei voti. Perché la borghesia al potere, quella che comanda, quella che si fa le politiche a proprio piacimento, non rappresenta altro che il dieci per cento della popolazione. Non solo in Italia, ma anche  nel resto del mondo.

E’ chiaro che l’equivoco ormai è stato smascherato per sempre. Quell’equivoco  che negli ultimi trent’anni  ho portato le sinistre europee ad inseguire la  destra sul proprio terreno. In Italia, dalla Bolognina in poi, la sinistra ha iniziato quella marcia di avvicinamento al potere rischiando un pericoloso afflato con la destra. Ed è stato un disastro. Come è stato un disastro in Inghilterra, nell’epoca Blair, in Francia con Mitterand e Hollande, in Germania con Schultz e in Spagna con Zapatero. Risultato: per i partiti sedicenti socialisti è stata una scoppola elettorale dietro l’altra.

Perché anche il più sprovveduto elettore progressista , ad un certo punto ha pensato: ” Bello di casa, se devo votare una brutta copia della destra, mi astengo o cerco altri lidi”. Così è stato. E non è un caso che gente come Corbyn, che tutto questo l’ha già capito da tempo,  sia il nuovo segretario dei laburisti e abbia subito in questi mesi una feroce e scorrettissima guerra da parte dei blairiani. Il colpo di coda di una fazione politica sconfitta e morente.

Adesso, sia ben chiaro:  a me come politico Renzi non sta antipatico. D’accordo: è sbruffoncello, cambia sempre opinione, si espone ogni giorno a figuracce, ha affossato ancora di più il Paese, non ha una bussola con la quale navigare e fa propaganda bugiarda quotidianamente. Però, legittimo, tira con coerenza acqua al proprio mulino. 

Quello che è inammissibile, semmai,  è  che continui a fare politica sulle spoglie di un partito che di progressista non ha più niente. Sarebbe molto più onesto rompere gli indugi e fondare questo benedetto Partito della Nazione. Allora sì che tutte le sue idee avrebbero un senso e sarebbero coerenti con il suo pensiero. Perché anche il contadino della Val Brembana sa perfettamente che Matteo Renzi è l’erede naturale di  Berlusconi.

E che le dichiarazioni di ieri siano state fatte proprio in concomitanza con gli 80 anni dell’ex Cavaliere non devono suonare stonate. Anzi: è stato il regalo di compleanno a Silvio. Forse il più bello.

Và dove lo porta il cuore, ci ha scherzato su Pierluigi Bersani a Piazza Pulita ieri, aggiungendo. ““Noi dicevamo di non andare con Berlusconi, di non andare con Verdini, di tenersi l’articolo 18 e di non fare il ponte sullo stretto“. A parte il ponte sullo stretto, che è pura propaganda, Renzi ha fatto tutto il contrario di quanto gli consigliava la sinistra del Pd. E il risultato è che la sinistra voterà compatta per il no, senza ombra di dubbio.

La destra è incerta e solo il partito della Nazione è compatto per il sì: ma si tratta di un quindici, venti per cento di elettori al massimo. Lotta impari, dunque, e volendo fare una facile previsione, sarà una vittoria schiacciante del no. In compenso, con le dichiarazioni di ieri, Matteo ha tolto dall’impaccio il Cavaliere che adesso potrà votare serenamente per il Sì. Sì, Renzi gli ha fatto proprio un bel regalo di compleanno. Ma in fondo lo ha fatto a tutti gli italiani. Adesso si gioca a carte scoperte, finalmente. Al referendum sappiamo cosa voterà la destra e cosa voterà la sinistra. Vi pare poco?




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