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Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, cede la sua casa a una famiglia di profughi

Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, cede la sua casa a una famiglia di profughi
Autore: Chiara Farigu - Redazione Vaticano
Data: 16/06/2017 07:20:09

Scrivere di Konrad Krajewski è come raccontare una favola. Una favola dove il bene prevale sempre sul male, sugli egoismi e l’indifferenza tipici dell’essere umano.

Konrad è il monsignore nominato arcivescovo da Papa Francesco nel 2013 con un mandato molto speciale, quello di “elemosiniere”, per poter praticare la carità a nome e per conto del Pontefice. Una sorta di braccio destro di Francesco. “Tu non sarai mai un vescovo da scrivania. La scrivania non fa per te, puoi venderla; non aspettare la gente che bussa, devi cercare i poveri” gli disse il Papa all’atto della nomina. Il monsignore non se l’è fatto ripetere due volte.

Detto fatto. Un calcio alla scrivania, un furgoncino comodo e sempre carico di ogni ben di Dio ne ha preso il posto. Col quale, ogni notte va giro per portare aiuti di ogni sorta, alimentari in primis, a comunità, centri di accoglienza e periferie, scegliendo con attenzione, luoghi e persone che maggiormente ne necessitano.

Da buon sacerdote, sempre accanto agli ultimi, in perfetta sintonia con Francesco, il monsignore è andato oltre. E dopo aver abbandonato la scrivania, ha lasciato anche la sua abitazione per donarla ad una famiglia di profughi giunti dalla Siria con una bimba nata da poco: “Io dormo in ufficio, a loro serve” , si è quasi scusato l’arcivescovo nel giustificare il suo gesto.

Così l’ufficio dell’elemosineria per il monsignore, diventa, è il caso di dirlo, casa e bottega. E non parlategli di gesto straordinario, perché non ci sta. “È una cosa normale, nulla di eccezionale, sono tanti i sacerdoti nel mondo che, non da oggi, si comportano così. La carità e la condivisione sono nel dna della Chiesa. A ognuno è chiesto qualcosa secondo il suo compito. Io non ho famiglia, sono un semplice sacerdote, offrire il mio appartamento non mi costa nulla”.

Aiutare i più bisognosi, è questo il suo impegno quotidiano, impegno che pratica da sempre e con grande discrezione. Facendo ricorso al “fondo della carità” nel quale confluiscono tutti i regali ricevuti e le offerte dei cittadini. Fondo che poi viene devoluto agli “ultimi” che sono invece i primi nelle sue preghiere e nei suoi pensieri. Suoi e del Pontefice che quel fondo ha fortemente voluto. E col quale sono stati creati vicino alle poste Vaticane alcuni bagni e un servizio per i clochard della città. Proprio sotto il colonnato di destra del Bernini. Chi si presenta per lavarsi riceve un kit con sapone e un cambio di biancheria intima.

E il lunedì può usufruire di un servizio gratuito di barberia. Ma questo, come la lavanderia al San Gallicano o il pagamento della retta per lo stabilimento balneare di Fiumicino per i disabili (aperto a tutti),  sono solamente i fatti più noti. Sono moltissime le richieste di aiuto che giungono presso l’ufficio dell’elemosineria che vanno dal pagamento di bollette del gas alle rate del mutuo o dell’affitto. E il monsignore non si tira mai indietro.

E’ consapevole di come la crisi abbia messo in ginocchio moltissime famiglie italiane, e non solo, anche tra quelle della fascia media che sino a qualche anno fa riuscivano a vivere discretamente. Per questo la carità rimane un fermo per il monsignore senza scrivania e ora anche senza casa. Ed è sempre per questi motivi che far abitare ad altri la propria abitazione è un fatto naturale, se questi altri ne hanno maggiore necessità. E dare un tetto ad una famiglia di profughi con prole è stata LA necessità. Per tutto il resto c’è l’ufficio da cui poter seguire e proseguire indisturbato la sua opera caritevole senza clamori e chiacchiere ma coi fatti.

Che altro aggiungere a questa bella favola se non rimarcare la differenza con la politica messa in atto che, tra provvedimenti iniqui e tagli al welfare, sta allargando sempre più la forbice tra chi possiede anche il superfluo e chi non ce la fa più e vive di stenti e di solitudine? Gli “ultimi”, sempre più numerosi, rimangono tagliati fuori da ogni “attenzione” riguardante lo stato sociale governativo (che per definizione si fonda sul principio di uguaglianza che dovrebbe garantire), ma, fortunatamente, non da quella papale. E del suo elemosiniere. Sarà un caso che Francesco viene definito l’unico “politico” che fa cose di sinistra?

Chiara Farigu

 




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