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Caro Feltri, a Napoli non si bruciano da soli

Caro Feltri, a Napoli non si bruciano da soli
Autore: Editoriale di Padre Maurizio Patriciello
Data: 15/07/2017 06:19:20

Le peggiori guerre sono quelle “civili”. Quando i fratelli tradiscono i fratelli, gli amici feriscono gli amici, i parenti ammazzano i parenti. In questi giorni le pendici del Vesuvio sono in fiamme, densi e neri nuvoloni oscurano il sole, il puzzo di bruciato ruba il respiro ai poveri cittadini.

La rabbia incombe. I volontari – tanti – non riposano. Ognuno, come può, fa la sua piccola parte. È ancora l’ alba quando mi arriva una telefonata: « Padre, hai visto il titolo di “Libero” in prima pagina?». Provvedo. “A Napoli si bruciano da soli. Altro che incolpare lo Stato assente”. Resto amareggiato ma non meravigliato. La beffa non poteva mancare dopo aver subito il danno. Ed arrivata. Puntuale come l’ alba.

Leggo l’ articolo di Vittorio Feltri. Lo schema è quello solito: « Secondo la vulgata meridionale la colpa di ogni sfacelo è sempre del mitico Stato, quasi che fosse una divinità demiurgica. In realtà lo Stato che manifesta le proprie debolezze a Napoli e a Palermo è lo stesso presente a Pordenone e a Conegliano Veneto» dove invece le cose vanno bene. Continua: « Non c’ entra l’ antropologia bensì la sociologia. La gente del Mezzogiorno è più portata a collaborare con i delinquenti, temuti e venerati, che non con le forze dell’ ordine poco rispettate».

Senza andare a rimestare nel torbido della storia degli ultimi 150 anni, basterebbe, in questa sede, ricordare a Feltri che la maggior parte dei rifiuti tossici e nocivi per la salute, interrati e bruciati in Campania negli ultimi 30 anni, sono scarti usciti dalle industrie del centro e nord Italia. Che dall’ Acna di Cencio, in provincia di Savona, tonnellate di rifiuti tossici, attraversando mezza Italia, arrivarono - e ancora giacciono - a Giugliano in Campania, innescando un disastro ambientale dalle dimensioni immani.

Basterebbe ricordare che le liste dei candidati a governare nelle varie regioni vengono decise nelle sedi centrali. Che tanti delinquenti, camorristi, mafiosi sono riusciti a entrare in questi anni nelle aule parlamentari. Che, anche quando furono riconosciuti colpevoli, grazie al paravento della immunità, quasi mai pagarono per i reati commessi.

Basterebbe ricordare che se la camorra, la mafia, la ‘ndrangheta continuano a farla da padrone è perché lo Stato centrale, evidentemente, non ha mai voluto sporcarsi le mani fino in fondo per reprimere questa maledizione che ci assilla. Come avvenne, per esempio, con le Brigate rosse. Se si facesse una lista dei ladri, degli imbroglioni, dei malfattori, passati in giudicato, che hanno occupato posti importanti in Parlamento o, addirittura, nei governi, dal dopoguerra a oggi, non so su quale giacca dovrebbe essere appuntata la medaglia d’oro della vittoria.

Potremmo continuare ricordando i grandi affari non sempre leciti messi in piedi da colossi della industria, dell’ imprenditoria, delle banche. Gli intrecci internazionali tra politica, mafia, mondo degli affari.

Potremo fare nomi e cognomi di chi riesce ad esportare all’ estero capitali colossali ed evadere le tasse per milioni di euro. Ci farebbe bene ricordare da dove, da chi e perché scoppiò la scintilla in grado di provocare quell’ incendio al cui paragone i roghi del Vesuvio sono un fiammella, capace di smantellare alla radici la “ Prima Repubblica”.

L’analisi sociologica che Feltri avrebbe voluto fare è di una semplicità che rasenta la banalità. Isaia Sales, nel suo libro “ Storia dell’ Italia mafiosa” scrive: « Quando fenomeni criminali durano tanto a lungo, quando essi rompono facilmente l’ argine entro cui si pensava fossero storicamente e socialmente confinati … ciò vuol dire che le mafie non sono riducibili solo a “ storia criminale” ma fanno parte a pieno titolo della storia italiana». Storia italiana, non napoletana, non meridionale. I giornali li leggiamo tutti.

Le cronache di questi ultimi mesi sono zeppe di notizie di confische di beni per milioni di euro a mafiosi e ‘ndranghetisti in Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, in tante altre regioni del nord, all’ estero. La malavita organizzata ormai è presente ovunque, fa sporchi affari con chiunque, italiani e stranieri, settentrionali e meridionali.

Potremmo anche spingerci a tentare un’ analisi della genesi di questa serpe velenosa a cento teste. Partendo, magari, dallo sbarco in Sicilia di Garibaldi prima e degli Alleati dopo. Con chi entrarono in contatto costoro? Chi lasciarono alla guida dei territori “ liberati” alla loro partenza? Chi legittimò, allora, mafia e mafiosi? Ma a che serve? A continuare a farci male? Perché aggiungere sofferenza a sofferenza? Insulti a insulti? Chi ne trarrà benefici? I cittadini di “ terronia” che invocano lo Stato esercitano un loro diritto.

E quando dico Stato dico Stato in tutte le sue compagini. Al cittadino medio non interessa - e spesso nemmeno sa - a chi compete il controllo di un bosco, la manutenzione degli assi viari o la bonifica di una discarica a cielo aperto. Il cittadino onesto, che paga le tasse, ha diritto ai suoi diritti, gli stessi che vengono riconosciuti altrove. Se il Paese che amiamo e tentiamo di servire, da un secolo e mezzo marcia ancora due e più velocità una ragione ci deve essere.

La mafia, la camorra, che odiamo con tutte le nostre forze, sono realtà complesse che si mantengono in vita anche grazie alle tante stampelle che trovano nelle varie istituzioni, non solo campane o siciliane. Trasformare, con un colpo di penna, le vittime in carnefici è ingiusto e doloroso. Che l’ ambiente eserciti sulle persone un’ influenza determinante lo sappiamo tutti. Proprio per questo occorre sanare il territorio. Tutto il territorio.

Prestando maggiore attenzione dove c’è più bisogno. Ritengo molto pericolosa l’ analisi di Vittorio Feltri. In quanto a noi abitanti della “Terronia” come Feltri ha definito il nostro Meridione, continuiamo a considerare fratelli e amici tutti gli italiani. Senza distinzioni che sanno di rancido e di ridicolo. A dare il nostro contributo per il bene della gente, a chiedere pene più severe per chiunque non osservi le regole del vivere civile. Sperando di vedere il giorno in cui privilegi, immunità, sotterfugi per i furbi saranno aboliti per sempre. Consapevoli che il male e il bene si intrufolano dappertutto e che per ogni battaglia vinta già se ne prepara una altra da combattere.

Al dottor Feltri, naturalmente, l’augurio di una buona vacanza, mentre noi continuiamo a fare le sentinelle della nostra terra a costo zero per le casse dello Stato.




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