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Bad Bank: forse e' la volta buona

Bad Bank: forse e' la volta buona
Autore: Alessandro Pedone - Redazione Economia
Data: 31/07/2017

Nella prima metà del 2015, sull'onda dei consueti annunci dell'allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi (il quale incautamente dichiarava: “Nelle prossime settimane troveranno corso e concretizzazione i passaggi sulle sofferenze bancarie e sugli strumenti tesi a rendere il sistema bancario italiano nella stessa situazione degli altri Paesi europei”) abbiamo scritto un pezzo dal titolo: “Sofferenze bancarie: il problema chiave da risolvere per ripartire”.

In questi anni numerose volte è stato sottolineato come la creazione di una bad bank, che acquisti dalle banche che lo desiderano i crediti in sofferenza a prezzi più vicini al loro reale valore (e non agli attuali prezzi di mercato che sono decisamente più bassi), rappresenti un passaggio fondamentale dal quale l'Italia non poteva esimersi, pena l'impossibilità di una vera ripresa dell'economia.

Ci risulta che vari tentativi siano stati fatti a livello europeo ma che fino a pochi giorni fa non c'era disponibilità in tal senso (sebbene, in passato, ad altre nazioni ciò sia stato concesso).
La combinazione delle norme sul bail-in e l'impossibilità – di fatto – da parte delle banche di alienare dai bilanci i loro crediti in sofferenza senza subire perdite disastrose (a causa degli assurdi prezzi di mercato) ha generato per tanto tempo una situazione esplosiva.

L'incapacità di prendere decisioni politiche sensate in tempi opportuni è la prima causa della grave situazione in cui ci troviamo. Naturalmente il sistema bancario ha mille altre responsabilità. Non saremo certo noi a sminuirne, ma non c'è dubbio che non aver risolto il problema dei crediti in sofferenza nei tempi dovuti ha fatto perdere all'Italia la possibilità di agganciarsi al treno delle ripresa economica mondiale che in questi anni è stata (certo non spumeggiante ma) costante.

Adesso, dopo innumerevoli errori sui salvataggi bancari, l'ultimo Ecofin di Lunedì scorso 10 luglio ha 
deliberato tutta una serie di iniziative che dovrebbero essere volte a risolvere in modo strutturale, nel breve e nel lungo termine, il problema delle sofferenze bancarie.
Se queste misure verranno effettivamente implementate correttamente, finalmente – dopo anni! - ci saremo sbarazzati di questo enorme fardello.

Uno dei grandi problemi dell'Europa è la sua disarmante lentezza. Non ci siamo dimenticati degli anni della crisi dell'Euro nei quali si susseguivano vertici europei che prendevano decisoni frutto di compromessi e che risultavano sempre inadeguate fino al “whatever it takes” di Mario Draghi che pose fine alla questione.

Le decisioni dell'Ecofin del 10 luglio vanno decisamente nella direzione giusta.

L'opzione della bad bank sembra ormai finalmente sdoganata a livello politico europeo, dopo anni nei quali è stata negata all'Italia.

Nei fatti, per altro, la bad bank, l'Italia ce l'ha già operativa e si chiama “Società Gestione Attivi S.G.A. SpA”. Si tratta dello stesso veicolo attraverso il quale sono stati rilevati i crediti in sofferenza delle banche venete e dal quale, secondo la Banca d'Italia, si spera che lo stato recuperi 9 miliardi.

Sarebbe sufficiente fare una norma che consentisse alle banche che lo desiderano di vendere a SGA i propri crediti in sofferenza sulla base di una stima ragionevole del possibile recupero (stima non agevole, ce ne rendiamo conto, ma fattibile: un meccanismo, se c'è la volontà politica, si trova).

Un provvedimento generale come questo, fino a oggi, è stato osteggiato poiché considerato aiuto di stato. Se le decisioni di Lunedì scorso significano che – finalmente! - la posizione politica europea su questo specifico tema è cambiata, avremmo fatto un enorme passo avanti per risolvere in via definitiva il problema.

E' un grande peccato aver buttato via tutto questo tempo, ma speriamo che almeno i tempi per quest'ultima fase siano ragionevolmente brevi e che entro la fine dell'anno, SGA sia totalmente operativa anche per tutte le altre banche che vorranno servirsene.  

Alessandro Pedone




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