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Il 10 dicembre prossimo, si festeggerà il 60° anniversario dalla proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Stilata nel 1948 ed approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la dichiarazione ha al suo interno una lunga lista di elementi che tendono tutti alla totale livellazione degli esseri umani e dei loro diritti inalienabili quali – come si legge al punto uno – quelli fondamentali della Libertà e Dignità oltre al diritto anch’esso inalienabile, alla non discriminazione in qualsiasi ambito dell’Esistenza umana.
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Nel mondo nel quale viviamo, la maggior parte di noi ha spesso l’impressione di essere costantemente sballottata ed irrimediabilmente presa in trappola, all’interno di due antitetiche e destabilizzanti sponde virtuali: quella, cioè, di un’impressionante e stimolante – ma irraggiungibile e frustrante – “Scilla” sovrumana e quella di una sconcertante, deprimente ed avvilente “Cariddi” disumana.
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Coerentemente con la visione iperfuturista di Orwell, nella nostra società si stanno abbattendo le ultime frontiere relative alla privacy personale. Si è iniziato una quindicina di anni fa, quasi in sordina, fra una normativa sulla trasparenza dei dati bancari ed un inizio di innovazione tecnologica chiamata “cellulare”. Chi avrebbe mai detto
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