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Il valore del lavoro

Il valore del lavoro
Autore: Editoriale di Padre Maurizio Patriciello
Data: 10/02/2017

Hai ragione, Michele. Senza lavoro si rischia di perdere la pazienza, la fiducia e perfino la dignità. Hai ragione, per alcune persone, spesse volte, questa vita, diventa pesante quanto una montagna. Hai ragione, e con te hanno ragione migliaia di tuoi coetanei che versano nelle tue stesse condizioni. Occorre fare qualcosa e farlo in fretta. Non si possono lasciare i giovani allo sbando, abbandonati a se stessi, in preda alle loro angosce. Su questo, Michele, hai ragione mille volte. Però, come si piega il giunco, per non essere sradicato nelle notti di tempesta, anche noi dobbiamo imparare ad abbassare il capo e attendere.

Si combatte. A volte si vince, altre volte, amara come il fiele, si assapora la sconfitta che deprime. Ma si continua a combattere, sempre. A ogni alba si ricomincia daccapo, ci si rimbocca le maniche, si riprendono le forze. Si continua a cercare, a chiedere, a esplorare. I remi in barca, no, Michele. Mai. A nessuno è concesso rassegnarsi. Al di sopra di tutto c’è il dono stupendo, immenso, misterioso della vita, che ci è stata data in dono e che occorre custodire. Vale sempre la pena affrontarla, la vita, anche quando si fa severa. Anche quando sembra correre veloce e non accorgersi di chi è rimasto indietro. È preziosa la vita, anche quando morde, graffia, ferisce. I nostri nonni non soffrirono meno di noi, eppure non si arresero. Strinsero i denti e tirarono avanti. Trovarono la forza nel sognare di costruire un mondo nuovo. Un mondo diverso, più umano, più accessibile, dove per tutti ci fosse un posticino. È importante sognare, sai? Con gli occhi aperti, naturalmente, e i piedi per terra. Tu a 30 anni non avevi ancora un lavoro sicuro. Precario, come tanti. Precario vuol dire futuro incerto, progetti da rimandare, forse accantonare.

Precarietà fa rima con provvisorietà, instabilità, labilità. I nostri cari giovani disoccupati, sottoccupati, sottopagati, precari si sentono come messi da parte, parcheggiati, caduti in una sorta di letargo. Occorre parlarne. La politica – zelante in tante cose di cui non si avverte la necessità – in questo campo sembra sonnecchiare. Eppure i nostri giovani sono il futuro del Paese. Volgere lo sguardo su di loro conviene alla famiglia, all’ economia, alla pace. Chi è senza lavoro può cadere nella trappola dello scoraggiamento, del non senso, della noia. Lavorare non vuol dire solo portare il pane a casa, ma sentirsi impegnato, importante, autonomo. Vuol dire dare il proprio contributo alla società. Come passa il tempo un giovane disoccupato? Che cosa pensa? Con chi esce? Dove va? È necessario per tutti stancarsi, pensare, inventare. I nostri giovani meritano tutta la nostra attenzione, la nostra simpatia, la nostra solidarietà. Meritano che tutti si facciano voce della loro flebile voce. Quante promesse da Pulcinella sono state loro fatte in questi anni da una politica che parla molto ma si impegna poco sul fronte dell’occupazione. E le promesse non mantenute sono insopportabili.

È tempo di dire basta, di smetterla di litigare fra opposti schieramenti politici; è tempo di chiedersi che cosa insieme si può fare. Potremmo indugiare ancora a scrivere di giovani e disoccupazione, giovani e mass media, giovani e droga, giovani e gioco d’ azzardo, giovani e famiglia. Le statistiche le conosciamo, sono deprimenti, fanno paura. Vogliamo invece rivolgere il nostro pensiero a te, Michele. Un pensiero commosso, arrabbiato, costernato, perché tu, anche per mancanza di lavoro, hai detto addio alla vita.

No, Michele, questo no. Mai. Questo cedimento non è concesso a nessuno. La tua lettera, struggente, ci ha fatto piangere di dolore, di scrupolo, di rabbia. È una picconata i testa, un pugno nello stomaco. «Ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse... Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di colloqui di lavoro inutili, stufo di invidiare, stufo … di essere messo da parte... Io lo so che questa cosa vi sembra una follia ma non lo è.

È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza sì» Questa assenza oggi la sentiamo tutti. E ci fa male. Ci ritroviamo tutti più poveri di ieri. Ci manchi, Michele. In quanto a noi continueremo a impegnarci perché a nessuno mai possa più “ passare la voglia” di lottare.




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