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Fatturazione elettronica: trovato il modo per frodare i contribuenti

Fatturazione elettronica: trovato il modo per frodare i contribuenti
Autore: Editoriale del Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 02/03/2019 12:20:06

Nonostante le dichiarazioni che giungono dall’Agenzia delle Entrate, atte a far pensare che la fatturazione elettronica sia partita bene e prosegua ancora meglio, la situazione non è affatto buona. Ai problemi, alle criticità legate alla privacy – che lo stesso Garante per la Privacy ha fatto emergere fin dai primi giorni dopo l’avvio della misura – si aggiunge ora una possibile frode.

Mi sono già occupata del tema, anche per il quotidiano Libero, per cui poco tempo fa intervistai l'Onorevole Galeazzo BignamiCoordinatore regionale di Forza Italia in Emilia-Romagna e componente della Commissione permanente per la semplificazioneche sta portando avanti una battaglia contro le criticità sul nuovo sistema di fatturazione digitale.

Siamo in Italia, nazione in cui tra le pieghe del tessuto nazionale regna sovrano un metodo: fatta la legge trovato l’inganno. Manco a dirlo, anche stavolta il motto è applicabile. Ecco cosa si sono inventati per raggirare la fatturazione elettronica.

Sembra che una banda di ignoti furfanti , in grado di accedere ai sistemi informatici, stia riuscendo a modificare i dati delle fatture di professionisti e studi tecnici, arrivando a cambiare le coordinate bancarie del beneficiario inserendo un IBAN differente.

L’allarme è scattato grazie a una missiva diffusa dalla Banca Agricola Popolare di Ragusa lo scorso 22 Febbraio alla propria clientela, attraverso la quale si avverte di fare molta attenzione nell’eventualità di ricevere richieste di pagamento dai fornitori abituali.

L’Istituto bancario consiglia, attraverso la suddetta missiva, di contattare i propri fornitori non solo tramite email ma anche telefonicamente, per avere certezza che la richiesta di pagamento corrisponda al vero.

L’ANC - Associazione Nazionale Commercialistiche dall’avvio della fatturazione elettronica tenta di far emergere le tante criticità a essa legate ha diffuso, tramite i social network, un’allerta. 

D’altronde, come si può pensare che una procedura che si deve espletare via web non possa essere oggetto di frode, considerando che oggi come oggi sono molti i pirati informatici in grado di penetrare nei sistemi digitali e di compiere illeciti di ogni sorta? Le cronache ci riportano di frequenti azioni di pirateria informatica realizzate da hacker in grado di accedere persino al contenuto dei nostri PC o dei database di grandi aziende.

L’ANC già il giorno precedente all’invio, da parte della Banca Popolare di Ragusa, della missiva, aveva diffuso un’ulteriore lettera di allarme, attraverso la quale si ribadisce come l’Amministrazione finanziaria continui a fare orecchie da mercante ai problemi in seno alla nuova procedura di fatturazione.

Per comprendere meglio la portata del fenomeno, ecco qualche dato fornito dall’Agenzia delle Entrate: dal primo gennaio al 19 febbraio 2019, le fatture inoltrate da 2,3 milioni di contribuenti sono state 228 milioni. La media è quindi di due fatture al giorno per singolo contribuente. Secondo il parere dell’Associazione Nazionale Commercialisti è un volume mostruoso, che il sistema informatico non può sostenere.

Altro dato: il maggior volume di fatture inoltrate attraverso la procedura digitale arriva dal Nord. La Lombardia ha il primato con ben 81 milioni di fatture inoltrate in meno di due mesi. Al centro e al meridione i numeri sono molto più bassi. L’ANC solleva quindi un’altra criticità: com’è possibile che vi sia una tale disomogeneità tra Nord e Sud? Significa forse che al meridione i contribuenti siano penalizzati dalla scarsa possibilità di accedere alla procedura di inoltro delle fatture in formato digitale? Oppure che al centrosud si fatturi meno e addirittura si ometta la fatturazione?

Eppure, basterebbe confrontare i dati relativi al 2018 con quelli attuali. Se il volume delle fatture emesse nello stesso periodo è notevolmente più basso, e se i versamenti i.v.a. differiscono di molto rispetto allo scorso anno, significa che il problema esiste e va sanato.

il Presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti, Marco Cuchel, ha dichiarato: “Sono questi i dati che, all’insegna di una informazione completa e trasparente, chiediamo all’Agenzia delle Entrate di comunicare. Al di là dei numeri, l’elenco del malfunzionamento e delle anomalie continua ad allungarsi con la segnalazione ogni giorno di nuovi problemi”.

Insomma, ancora una volta dobbiamo parlare di criticità e non di soluzioni. Doveva essere un metodo per semplificare, si sta rivelando un modo per complicare le cose, mettere a rischio la privacy dei contribuenti e alimentare lo scontento generale.

È già un bordello all’italiana.

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