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Gaia, Camilla e Pietro vittime di una società senza regole

Gaia, Camilla e Pietro vittime di una società senza regole
Autore: Editoriale del Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 30/12/2019

Ho atteso qualche giorno prima di scrivere qualcosa sull’incidente stradale accaduto a Roma e che ha avuto il tragico epilogo della morte, sul colpo, di due sedicenni.

Ho passato un po’ di tempo a meditare sui fatti ma anche su come l’opinione pubblica stia assimilando l’accaduto, tra chi condanna a spada tratta il ventenne alla guida dell’auto, e che – stando agli esami tossicologici e all’alcol test – al momento dell’impatto era sotto l’effetto di alcol, forse anche di droga. Quest’ultimo dato sarà eventualmente confermato da ulteriori perizie, e il 20enne si trova ora agli arresti domiciliari.

Quel punto di strada della capitale è ignobilmente buio alla sera. Chi vive a Roma e conosce la zona lo sa bene. Roma, la capitale d’Italia, è sempre più buia e insicura, anche in pieno centro.

Oltre ciò, vi dirò ciò che penso e lo farò senza riserve come faccio sempre. Condanno ovviamente il fatto che il 20enne si trovasse alla guida comunque con una percentuale di alcol superiore al consentito.

Scritto questo, passiamo a una serie di considerazioni. Le due vittime avevano 16 anni. A che ora è accaduto l’incidente? Poco prima dell’una. Quanti anni avevano le vittime? 16.

È normale che due ragazze di sedici anni percorrano a piedi le strade della capitale a quell’ora? In molti, sui social, scrivono la risposta: “Si”. Vi darò la mia opinione: la risposta è “No”. Inutile girarci intorno. Siamo stati tutti giovani, abbiamo fatto tutti cappellate di ogni genere, ma una cosa va detta: il traffico di oggi, i pericoli, le strade dissestate che tutti abbiamo sotto gli occhi, il fatto che molti giovani, anche minorenni e a bordo di minicar, sfreccino per le strade di città congestionate dal traffico e da pedoni sempre meno attenti alla sicurezza personale, non sono una mia opinione ma la realtà dei fatti. Si discute di abbassare la maggiore età a 16 anni, siamo certi che sia l'età migliore per assumersi la responsabilità di essere adulti, quando anche a 18 e oltre spesso non si è in grado di badare a se stessi?

Questa è la mia risposta a chi rivendica la “libertà di uscire di notte a due ragazzine di 16 anni”. Non è  il un pensiero moralistico quanto di buonsenso. Ricordo benissimo il mio desiderio di indipendenza alla loro età. Ricordo bene le scuse fornite ai miei pur di fare quello che volevo. Ricordo anche le volte in cui venivo scoperta, e pesantemente redarguita. Sono cambiati i tempi, certo, ed è cambiato anche il sistema sociale, la circolazione stradale, la libertà data ai minorenni, vogliamo mettere in conto queste cose o dobbiamo solo piangere le vittime senza alcun tipo di riflessione?

Le vittime di questa stoiria sono tre: Camilla, Gaia e Pietro. Colpevole è la società, i suoi cambiamenti e il criterio di modernità che sta trascinando tutti oltre il dirupo.

Che fine hanno fatto le regole? Che fine ha fatto la famiglia? Come si distingue, oggi, un genitore da un figlio? A volte faccio fatica: guardo madri e figlie, padri e figli, e stento a comprendere chi sia l’adulto. Che tipo di insegnamenti vengono forniti oggi ai figli? E come si rapportano, oggi, i genitori alla prole?

E' sufficiente guardarsi intorno per comprendere che qualcosa è andato storto, che si è perso il controllo, che non si è più in grado di assumersi la responsabilità di educare.

Tornando al caso in questione, non sto condannando le famiglie delle due giovani che hanno perso la vita, sto cercando di far riflettere tutti sullo stato della società attuale. Nel corso degli anni sono passati messaggi devianti sul concetto di modernità e libertà. Non si è più moderni perché si lascia fare ai figli tutto ciò che desiderano, senza regole e senza divieti. Non si è liberi perché l’anarchia regna sovrana in seno alle famiglie. La libertà è altra cosa, credetemi, è uno stato mentale che non permette agli esseri umani di morire troppo presto, o a qualsiasi età, per il solo fatto di non avere più il controllo della propria vita, e delle situazioni.

D’altronde, è sufficiente circolare per strada per rendersi conto di come gli esseri umani abbiano perso quasi del tutto la lucidità: zombie che camminano per strada, gli occhi persi sullo Smartphone, siano essi a piedi o in macchina, ognuno preso dai suoi social o dall’assurda pretesa di vivere in eterna connessione col web. Peccato che, nel frattempo, si sia persa del tutto la connessione col senso della vita, col suo valore, con la decenza, con il rispetto delle regole, in tutti i sensi.

Alcuni, su Twitter, mi hanno scritto che sono un personaggio da medioevo. Meglio così: quando attraverso la strada sto sempre molto attenta, arrivo a pensare che qualche imbecille in preda ai fumi dell’alcol o sotto l’effetto di droghe possa arrivarmi addosso all’improvviso, o che un autobus con a bordo un autista drogato possa arrivare sul marciapiedi. Le recenti notizie di cronaca confermano le mie paure.

Leggo commenti di persone che mi aggrediscono perché ritengono "da medioevo" ritenere che due 16enni non dovrebbero andare in giro da sole nottetempo. Le stesse persone scrivono "avevano solo 16 anni, è normale che fossero avventate". Decidete: cosa è normale e cosa no? Cosa è accettabile e cosa no? Se a 16 anni si è avventati è bene considerare di tenere a casa i propri figli, almeno di notte intendo.

Sono antica? No, sono coerente e amo la vita. Non ho figli, ma so bene che se ne avessi, avrei tenuto a loro al punto da farmi odiare pur di instillare in loro il senso del rispetto per l’esistenza, e il criterio di sicurezza personale. Altrimenti inutile tentare di riflettere, e continueremo a contare i morti immersi nell'assurda convinzione di molti, che tutto questo rappresenti la modernità.

Decidete da che parte stare, anche da questo punto si può iniziare una rivoluzione culturale.

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