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Grillo
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Si aspettava l'exploit del Movimento 5 stelle?
Si. Era nell'aria
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Si. E' corretto che rimangano fedeli alla linea 5 stelle
No. I parlamentari dovranno essere liberi di sceglire in totale autonomia.
Cosa consiglierebbe a Grillo in breve?
Ci dica in breve cosa gli direbbe in questa fase
 
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Scienza e Tecnologia

Data: 10-05-2009

 

Attualmente il mondo del Web, risulta essere la Nazione più grande del mondo. Ed ancora, la più democratica. Milioni di utenti a tutte le ore del giorno e della notte, a qualsiasi latitudine, con un click accedono liberamente a milioni di siti e portali, a volte propri a volte di terzi. Peraltro, il Web 2.0 ha creato una maggiore adesione al Web, fatta di condivisione non più soltanto di idee e pensieri, ma di contenuti. Filmati, files audio, fotografie. Un tourbillon incredibile con numeri da far impallidire l’intero Pianeta. Come pensare quindi, che i Poteri del mondo non pensassero prima o poi, di incatenare e controllare quest’ultima enorme isola di libertà?



 
Circa tre anni fa, durante il Governo Prodi, fu presentata una proposta di Legge, che se fosse stata approvata, avrebbe dato il via alla creazione di un Ministero ad hoc, ove tutti gli utenti di Internet  – Italiani s’intende – proprietari di nomi a dominio, sarebbero stati legalmente registrati, con deposito dei propri dati. Un attacco pesante alla Libertà ed alla Democrazia. Forse l’ultimo Governo Prodi non visse abbastanza per vedere approvata tale Legge. Sta di fatto però, che ogni tanto qualcuno sortisce con nuove proposte, tutte atte a “regolamentare” la Rete. Lo scorso anno, fu la volta della Parlamentare Gabriella Carlucci, che propose una Legge attraverso la quale, ogni cittadino italiano presente sul web, non avrebbe più avuto modo di navigare in forma anonima, cioè ad esempio, utilizzando un nick al posto del proprio nome.
 
Questa proposta attualmente è in corso di approvazione. Nel frattempo, il mondo Web, cresce a dismisura di secondo in secondo. Arginare un fenomeno di tali proporzioni risulta difficoltoso persino a chi è abituato quotidianamente a destreggiarsi sui grandi numeri. Così, pensa che ti ripensa...la notizia boom arriva. Ed arriva come sempre in sordina. Senza clamori. Senza alcuna pubblicità. Nel silenzio. Così da non permettere riflessioni, decisioni, idee e soluzioni. Il Gruppo Mediaset sembra aver trovato il bandolo della matassa.
 
E potrebbe essere l’avvio di un percorso altamente a rischio per ciò che riguarda l’ultimo rigurgito di Democrazia fatta appunto di libertà di pensiero, opinione e condivisione. Il fatto: Il Gruppo Mediaset denuncia il Gruppo Google, gigante mondiale del settore informatico dedicato al Web e proprietario del portale YouTube di condivisione di filmati - secondo la denuncia avviata – “per illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle società del Gruppo”.  In pratica, Mediaset rivendica i diritti di riproduzione di circa 4.700 filmati, pari a circa 320 ore di materiali diffusi, calcolando un danno – a loro parere – di oltre 300.000 giornate di visione da parte dei telespettatori. Cosa significa?



Che il Gruppo Mediaset, sta rivendicando i diritti di riproduzione di stralci delle proprie trasmissioni, pubblicati da utenti privati sul portale YouTube di proprietà del gruppo Google, chiedendo non solo che tali filmati vengano rimossi, ma che Google paghi un risarcimento pari a cinquecento milioni di euro. Detta così, la notizia appare ovvia. Da un lato un portale che, nato tre anni fa col fondamento di poter pubblicare e quindi condividere con altri utenti brevi video per lo più privati, ha raggiunto milioni di utenti iscritti in tutto il mondo ed una visibilità senza pari.
 
Dall’altro un gruppo editoriale che rivendica la paternità di alcuni stralci dei filmati prodotti o semplicemente diffusi per aver acquistato i diritti alla diffusione. Mediaste recrimina un diritto sacrosanto. Punto. Ma la vera notizia non è questa. Provate a pensare se, patteggiando una soluzione, il Gruppo Google proponesse al Gruppo Mediaset al posto dei cinquecento milioni di euro di risarcimento, l’enorme pacco dati derivanti dai milioni di utenti registrati. Un tesoro immenso costituito non solo dai dati anagrafici, ma di scelte, tendenze – anche politiche – gusti, pensieri, colore della pelle, tendenze sessuali e religiose... un contenitore così desiderabile che il Gruppo Mediaset non potrebbe declinarne l’accettazione.
 
Attraverso questo “scambio” Mediaset si ritroverebbe in mano, la vita intera degli utenti, ed è facilmente immaginabile l’utilizzo che ne potrebbe fare. Studi di nuove metodiche pubblicitarie sempre più mirate al singolo. Controllo e gestione della presenza sul web degli utenti. Fino a giungere magari, approvando la proposta della Carlucci, ad inserire – per Legge – tutti i dati anagrafici degli utenti in un comparto creato ad hoc. Da qui, alla costituzione del Ministero degli utenti Italiani presenti sul Web, il passo sarebbe davvero breve. Scenario apocalittico, ma possibile. La domanda è: è possibile scongiurare questa possibilità?



E’ ancora possibile riuscire a non cadere nella rete della Rete?



Forse. Magari, se intanto venissero immediatamente tolti gli stralci di filmati di proprietà di Mediaset dal portale YouTube.
 
Ma forse non basterebbe, Perchè Mediaset potrebbe già aver aperto il portone ad altre realtà editoriali che potrebbero rivendicare al oro volta, la paternità dei propri filmati, avviando così un processo inarrestabile. Il dubbio che YouTube possa protendere verso il passaggio dei dati piuttosto che al pagamento della richiesta di risarcimento è grande. Non si metterà certo a cautelare i diritti di democrazia degli utenti. Si parla di grandi numeri e come sempre...ubi major, minor cessat. Godiamoci finché sarà possibile, questo atollo virtuale. Finché persino ciò che è reale, non diventi tale.

 

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