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Società

Data: 22-06-2009

 

C’è un tema caro a molte nazioni. Un tema che agita ed infiamma gli animi delle masse e che rappresenta oggi, uno dei veicoli attraverso il quale, molti Governi internazionali operano, al fine di strumentalizzare i cittadini. E’ il tema del razzismo. Ognuno di noi, pensa di aver ben chiaro in mente cosa significhi essere o meno razzista. La mente corre velocemente a colori di pelle diversi, religioni distanti dalla comprensione, storia e folklore che si intrecciano per distaccarsi nel momento esatto in cui, la differenza prende la poliedrica forma del sentimento razzista.

 

Molto si è detto e scritto in proposito. Molti gli accadimenti anche in Italia, in questo secondo millennio che sembra fondarsi prioritariamente in una delle grandi contraddizioni della nostra Società. Da un lato la globalizzazione, con l’integrazione in tutte le nazioni occidentali di etnie diverse. Dall’altro, campagne che fondano i propri criteri su una volontà assoluta di non confondere le proprie origini con altre.

 

Il caos epocale che stiamo vivendo, è la conferma netta, precisa di come lo stesso Sistema possa decidere di confondere le acque al solo scopo di far perdere i contorni degli accadimenti. Oggi, è difficile comprendere se si è razzisti. E nei confronti di chi. E sono molte le persone che, ritenutesi sempre aperte al confronto ed all’integrazione con altre culture, oggi si ritrovano a dover fare i conti con timori oscuri verso il diverso, che non trova collocazione certa ma si palesa solo attraverso un diverso modo di vivere le emozioni ed i sentimenti, ora discordanti dalle proprie ferme convinzioni.

 

Eppure, volendo approfondire la tematica del razzismo, nessuno parla di un razzismo che sembra occulto, eppure incredibilmente reale e palese. E’ quel razzismo che i Governi di molte nazioni, palesano nei confronti della cittadinanza che dovrebbero amministrare. Quel divario enorme che va dalla qualità della vita al grado di status sociale, che viene scambiato per disparità di poteri.

 

In sintesi: si è abituati al dover dipendere da qualcosa che sta più in alto di noi. E’ un’abitudine millenaria, ove chi sta ai vertici di una nazione opera da un diverso punto di vista rispetto a chi attende di essere governato. Fa parte da sempre, del gioco delle parti. Chi sta in cima comanda. Chi sta in basso, esegue. Lineare. Come lineare può apparire una condizione umana che più che basarsi sulla libera scelta delle proprie azioni si basa sull’attendere che qualcuno decida, gestisca e controlli.

 

E’ chiaro che, l’abitudine al comando e la convinzione che chiunque sia al potere abbia un diritto fisiologico alla gestione del capitale umano, ha reso nel trascorrere della storia una sorta di obnubilazione delle menti che si fanno governare, al punto da non distinguere mai un razzismo assoluto operato dai potenti di turno: quello nei confronti dei cittadini.

 

Questo tipo di razzismo, non si palesa con rivolte ideologiche, siano esse politiche o religiose. No. Si palesa con una delirante ascesa ad un maggior potere, cui corrisponde di volta in volta, un allontanamento  drammatico da quelle che sono le condizioni generiche della vita dei cittadini.

 

In pratica: salendo i gradini del potere, il divario che via via si crea con la cittadinanza, e la conseguente mancanza di volontà di operare al fine di migliorare la qualità della vita delle persone governate, è la più tragica e palese forma di razzismo contro l’essere umano.

 

Si continua però da un lato, a non poter prendere in seria considerazione questa analisi perché ammetterebbe uno stato di distacco tale, fra cittadini e Stato da rendere possibile qualsiasi forma di ribellione. Dall’altro, il Sistema fornisce ad arte una serie illimitata di aberrazioni attraverso il quale il cittadino si convince di non essere oggetto di razzismo bensì detentore del diritto di nominare – di volta in volta – il soggetto da rifiutare per il solo fatto di palesare differenze incongrue con la Comunità in cui si vive.

 

Riflettere su questa convinzione alla “non condizione” ad essere noi stessi oggetto di razzismo, può essere un primo passo per riconsiderare la propria collocazione sociale e per intraprendere un percorso di riqualificazione della cittadinanza nei confronti dei Governi e delle istituzioni.

 

Rivedere noi stessi con altri occhi, riconsiderare le condizioni sociali, ripensare la condizione di status. Un esercizio di solidarietà nei confronti di noi stessi. Che non può che sortire benefici effetti.

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