Secondo la Legge Italiana, il Diritto d’Autore è quella branca normativa che tutela un’Opera, sia essa un marchio, un modello, un film, una canzone, un libro, o anche solo un articolo di giornale o un aforisma, riservando a chi la realizza tutti i diritti morali ed economici derivanti dalla Proprietà Intellettuale della stessa. In alcuni casi questa tutela è abbastanza ovvia, è molto difficile infatti copiare un marchio, un modello, una canzone e farla franca.
Più arduo scoprire il plagio o lo sfruttamento illecito di opera letteraria o giornalistica, dove tutto è complicato dalla fretta e dalla scarsa voglia del lettore di verificare e controllarne le fonti.
Succede quindi, nell’era dell’informazione globale, di Internet e dei Social Network, essendo tutto alla portata di tutti, anche della umana cupidigia, che qualcuno ne tragga un personale vantaggio dal lavoro altrui.
I casi sono innumerevoli, soprattutto in quella piazza virtuale che è Facebook, dove molti utenti si improvvisino politici, sindacalisti, poeti, scrittori, giornalisti.
Nel mare magnum che è la rete è ormai facile per tutti fare il copia e incolla di un articolo, trovato magari su un portale piccolo e sperduto, che pochi conoscono e pubblicarlo spacciandolo per proprio.
A volte con tacito dolo pubblicandolo sotto forma di nota e omettendone la fonte.
In altri casi si appone addirittura la propria firma.
E’ uso comune, pessima abitudine di politici, sindacalisti, membri di Associazioni No Profit, allo scopo di accrescere il proprio seguito, la propria credibilità, usurpando e spacciando l’idea di essere mente attiva, portatrice di idee, degna di attenzione e di complimenti in realtà mai meritati.
Di recente è diventata usanza comune anche tra privati cittadini che, pur non avendone le capacità, giocano a mettersi in luce creandosi un’immagine che non gli appartiene.
Con un semplice copia e incolla, questi soggetti, spacciano per propria la conoscenza altrui, e poco importa se poi tra l’italiano dell’articolo e quello normalmente espresso da questi truffatori mentali ci sia un abisso.
In ogni caso una grossa differenza c’è, anche a voler prescindere dalla formazione personale e dal proprio percorso intellettuale e quella differenza sta nel rispetto del lavoro altrui perché scrivere un articolo di giornale che sia davvero tale non è una passeggiata, un passatempo o un hobby, implica uno sforzo di documentazione sull’argomento trattato, un impegno di elaborazione e composizione, una perdita di tempo per la revisione e le varie correzioni e adeguamenti.
Ma implica anche l’intima soddisfazione di aver espresso una propria idea, dei concetti personali, senza spacciare per proprie le altrui idee e l’altrui lavoro.
E’ un’abitudine aberrante che, anche volendo tralasciare le implicazioni di Legge, merita solo il disprezzo e dimostra una ignoranza attiva, una carenza mentale ed una voglia truffaldina di raccogliere i frutti senza coltivare l’orto, quindi senza fatica.
Vampiri psichici, che si nutrono non di sangue ma del “sudore” mentale altrui.
Non è necessario essere tutti scrittori o giornalisti per avere la propria credibilità, essa si raggiunge esprimendo i propri punti di vista e le proprie idee, documentandosi e leggendo, informandosi ed essendo sempre parte attiva e produttiva di questa Società.