(Video: 'Scuola di sesso' di Bruno Bozzetto)
In Gran Bretagna è la notizia del giorno e ci parla di educazione sessuale obbligatoria a scuola. La situazione d’oltremanica è pesante e, statisticamente parlando, vede il 4,2% di concepimenti nella fascia d’età che va dai 15 ai 17 anni.
E’ una tendenza in aumento, solo lo scorso anno ha segnato un + 41%, portando la Gran Bretagna al primo posto in Europa.
Certo non è un bel primato e ci parla di ignoranza e di mancato o cattivo uso degli strumenti preventivi e profilattici, di mancanza di formazione e di dialogo tra adulti e bambini o adolescenti. Il primo pensiero, nel cercare la causa di questa grave situazione, va alla famiglia, quella principale e naturale forma di società fra persone, che per prima cura il benessere psicofisico dei propri membri più giovani.
Dopo, solo in seconda analisi, pensiamo alla scuola come supplemento formativo, come fase approfondita di crescita che, almeno in teoria, dovrebbe prendere per mano i bambini fin dalla più tenera età e accompagnarli, insieme alla loro famiglia, in quel percorso di crescita e formazione che ne farà donne e uomini. Di comune accordo e con intesa, tenendoli quindi per mano, per quella mano lasciata libera dai genitori. Uno per parte verso il futuro, uniti e complementari.
Succede però che spesso a casa, in famiglia, non si parli di sesso: vuoi per ignoranza, vuoi per pudore, delegando alla scuola questo imbarazzante compito. Ma come si può delegare l’insegnamento di un qualcosa che a scuola non è previsto?
Torniamo oltre manica.
Dopo anni di dibattito politico, il Ministero competente, cioè quello dell’Istruzione e delle Politiche Famigliari, vista l’entità reale e comprovata del fenomeno che ha ormai assunto le fattezze del problema sociale, decide di prendere il “toro per le corna” e di rendere obbligatorio, a partire dal 2011, lo studio dell’educazione sessuale a scuola.
In sostanza, le scuole, dovranno garantire ore formative e di approfondimento sulle corrette relazioni di coppia, sulle malattie sessualmente trasmissibili e sull’uso dei contraccettivi.
Ma anche sulle droghe, sull’omosessualità e tanto ancora, che non sia solo un punto di vista medico o dottrinale, fornendo così alle giovani menti un panorama costruttivo ed edificante per una corretta crescita.
Il nuovo regolamento vale anche, come è ovvio fuori dall’Italia, per gli istituti religiosi i quali avranno comunque facoltà di inserire, nelle suddette tematiche, il punto di vista religioso.
E giù clamore, contestazioni e dichiarazioni di guerra che prendono posizione contro l’obbligatorietà del provvedimento – e fin qui, può essere legittima la protesta – ma anche e addirittura contro gli argomenti inseriti nella riforma scolastica e genericamente classificati come Educazione Sessuale.
Naturalmente questa guerra parte dalle associazioni religiose e le motivazioni sono molteplici e prevedibili. Esse vanno dalla difesa della castità all’idea di peccato relativo al sesso fuori dal matrimonio, o che non abbia l’esclusivo scopo riproduttivo, e tanto ancora in un elenco lunghissimo stilato in circa 2000 anni di avversione al sesso ed alla sessualità naturale delle persone.
Le motivazioni sono sempre le stesse e sono quelle che, anche qui da noi, in Italia, hanno arenato colpevolmente un dibattito, mirato a portare l’educazione sessuale a scuola, che ormai va avanti (nel nostro caso) dal lontano 1910. Dibattito scomparso dai tavoli di lavoro per decenni e ricomparso nel 1975 con una proposta di legge che non ha mai visto un seguito.
Nulla da eccepire sulle motivazioni degli oppositori, la Chiesa in questo fa il suo mestiere, ma è così difficile dotarsi di elasticità mentale e rendersi conto che forse è ora, nell’era dell’AIDS, di allargare i propri orizzonti adeguando il dogma alla realtà dei tempi in cui viviamo?
Un dogma scritto dagli uomini, quindi aggiornabile. Per fortuna c’è chi sta meglio e per scoprirlo basta allontanarsi un po’ dal Vaticano (o dalla Chiesa Anglicana nel caso dell’Inghilterra).
Percorrendo qualche chilometro scopriremo che nella vicina Francia si studia l'educazione sessuale a scuola già dal 1973 (ma solo come informazione in orario extra scolastico) nell'Illuminata Svezia già dal 1942 (diventa obbligatoria nel 1956 per tutti gli studenti tra i 7 e i 19 anni) e via via, macinando chilometri, scopriremo come in Canada sia obbligatoria dal 1984 e, addirittura nei bigotti Stati Uniti, sia materia scolastica e d'esame già dal lontano 1965.
E’ legittimo chiedersi il perché di tanto clamore oscurantista e negazionista della conoscenza e della natura umana, soprattutto se pensiamo ad una informazione “casalinga” presente solo nel 27% dei casi, delegando tutto il resto ad amici, internet e altri supporti di conoscenza fai da te, non ultima la pornografia, con tutto il carico di falsi miti e sessualità deviata che, in alcuni casi, ne possono conseguire.
Usando le parole del Ministro inglese: “Educare a rapporti sicuri è un passo fondamentale che prendiamo allo scopo di ridurre le gravidanze fra le minorenni”.
Non c’è dogma o pudore che regga, l’ignoranza fa molti danni, basti pensare che una ragazza su tre, oggi, in Italia, non usa precauzioni per la sua “prima volta”, per capire come questa ignoranza ed il danno derivato li paghi per la vita.
Ma cosa c’è poi di tanto abominevole nel volere che la scuola aiuti i giovani a crescere, coadiuvandoli nella maturazione, nell’essere responsabili e nel capire come affrontare determinate, naturali, situazioni e le conseguenze che possono portare?
Cosa c'è di strano nel voler sopperire a quelle lacune croniche di una Chiesa che, pur pretendendo di curare lo spirito e la spiritualità, si disinteressa dei bisogni naturali degli uomini e dei problemi sanitari gravi derivanti dalla mancata contraccezione?
E’ evidente: la Chiesa degli uomini ci vuole ignoranti. Perché è su questo che poggia l’impalcatura di potere che regge l’oppio dei popoli.