E’ la notte a cavallo fra il 24 e 25 Dicembre. Alla luce dei falò, allo scoccare della mezzanotte, un grido si leva dalla popolazione in festa, in una scena che oggi è rappresentata dal presepe: “Esultate, la Vergine ha partorito, la Luce rinasce”.
Ma nella familiarità di queste parole e di quest’ambientazione, qualcosa non torna. Non torna il fatto che, malgrado le apparenze, non siamo attorno all’anno zero (stando all’attuale calendario) e nemmeno in quel di Betlemme, nell’attuale Cisgiordania. E’ la celebrazione del Dio Horus, dei Saturnali romani o del Sol Invictus (il Sole che non muore, che non è sconfitto dalle tenebre). Ed è da qui che partono le attuali tradizioni, da una notte di festa, la più sacra dell’anno sulle sponde del Nilo (o nell’antica europa Celtica e Pagana come in altri luoghi del pianeta, compresa l’antica Roma) qualche migliaio di anni prima che il 25 Dicembre diventasse la nascita convenzionale di Gesù.
Una data convenzionale, si tratta esattamente di questo, calcolata a tavolino perché ricorresse nove mesi esatti dopo l’annunciazione, non suffragata da alcuna cronaca storica ed applicata nell’antica Roma a partire dall’anno 337 d.c. (decisa da Papa Giulio I°) per attribuire al natale Cristiano Cattolico, una connotazione storica ed una digeribilità maggiore nella sovrapposizione con le antiche religioni cui il popolo era abituato da millenni. Del resto, gli stessi Apostoli Matteo e Luca – i maggiori biografi di Gesù - non parlano mai, nei loro scritti, della nascita del figlio di Dio, attribuendo ad essa una data certa.
Solo un calcolo quindi, per portare una mutazione e trasposizione di antichi riti ed usanze in qualcosa di diverso, di nuovo, di imposto per decreto imperiale. Basti pensare che le sètte Cristiane arcaiche, calcolarono ben 136 possibili date per la nascita in questione. O che, ai giorni nostri, le chiese Cristiane Copte e Ortodosse festeggiano il Natale nel giorno che i Cristiani Cattolici destinano all’Epifania.
La Chiesa delle origini sovrappose le celebrazioni cristiane alle vecchie ricorrenze pagane. Per fare qualche veloce esempio: la festa di San Giorgio ha rimpiazzato l'antichissima festività della Parilia; i festeggiamenti di San Giovanni Battista hanno sostituito la festa dell'acqua, che era celebrata a mezz'estate; la festività dell'Assunzione della Vergine ha preso il posto delle celebrazioni di Diana. Halloween diventa la festa di Ognissanti e via di seguito trasformando l’albero di Yule nell’albero di natale e la rinascita del Sole nella nascita del Cristo.
E’ solo la storia relativamente recente a fare dei festeggiamenti del Natale la festa per eccellenza della Cristianità, attribuendole solo da pochi secoli quella solennità che conosciamo e permettendole di scavalcare, in ordine di importanza, quella Pasqua che era stata la massima festività cristiana per oltre mille anni ma che, nell’idea evolutiva e liturgica, conservava ancora un retaggio pericolosamente Ebraico.
Come se le origini giudaiche del Cristianesimo potessero essere taciute e nascoste, come se non fossero storia dimostrata e sotto gli occhi di tutti. E che fosse la Pasqua ad avere la piazza d’onore in una religione che basa le sue fondamenta nel sacrificio, nella rinuncia, nella sofferenza non è cosa difficile da capire. Serviva un momento di gioia, di aggregazione. Nacque così il Natale, copiando qua e là nella storia.
Alle origini di tutto è l’osservazione delle stelle. E’ infatti nell’astronomia l’unica chiave di lettura che porta moltissime civiltà antiche a festeggiare la nascita dei propri Dei proprio nella data divenuta cristiana per eccellenza, il 25 Dicembre. Si va dall’egiziano e già citato Horus all’indo-persiano Mithra (detto il Salvatore), a Dioniso, Bacab nello Yucatan, ai babilonesi Tammuz e Shamas, fino alla divinità MayaWiracocha. Cambiano i nomi, ma il legame è lo stesso ed è fatto di eventi astrologici e date calendariali e richiami al sole. E tutti nascono da una vergine. Nulla di nuovo all’orizzonte quindi, solo una strategia di marketing tesa ad inglobare ed annientare i culti precedenti, giungendo ad una Religione di Stato che fece la fortuna di alcuni imperatori romani.
Il Sol Invictus era una divinità solare di Emesa introdotta a Roma dall’imperatore Aureliano (270-275), che aveva costruito anche un tempio in suo onore nel campus Agrippae, l’attuale piazza San Silvestro. Nel culto del Sol Invictus confluirono la Mastruca celtica e il germanico Yule (ruota), con esplicito riferimento al sole. Lo stesso termine Yule (Anglo-Sassone Geola) significa Giogo dell’Anno, vale a dire il punto d’equilibrio esistente oltre il declino della luce del sole. Il periodo dello Yule inizia quindici giorni prima del solstizio d’inverno con la festa di San Niccolò, che è associato alla figura sciamanica dello stesso Odino e vede, nei suoi festeggiamenti, l’addobbo degli alberi, esattamente come nel Cristianesimo è usanza fare a Natale, solo che l’albero di Yule ha almeno tremila anni in più.
La nascita di Cristo, come si è detto, venne sostituita al giorno dedicato al culto del Sole perché i romani Cristiani, ignorando la data reale della nascita di Gesù (Cristo non è il nome ma un appellativo), fissarono la festa solenne al 25 Dicembre, il giorno dopo di quel solstizio d’inverno o Brumale, ossia quando i pagani celebravano, ogni anno, la nascita del Sole.
E le similitudini, orchestrate ad arte per rendere meno traumatica la sovrapposizione della nuova religione, non si fermano qui.
Qualche esempio. Mitra, nato come il Cristo, il 25 di Dicembre, fu pianto nella tomba dai suoi discepoli nel periodo che corrisponde alle festività pasquali. Essi gioendo affermavano: "Rallegratevi Iniziati; il vostro dio è risorto dalla morte. Le sue pene e le sue sofferenze saranno la vostra salvezza". Il dio Ati, che era celebrato nell’antica Frigia con gli l’appellativi di "Figlio unigenito" e di "Salvatore", era simbolizzato con un agnello ed era, per la Frigia, quello che Adone era per la Siria. Come per Adone, la sua morte e risurrezione erano, ogni anno in primavera, commemorate con una festa. Le cerimonie celebrate alla festa di Atis non sono perfettamente conosciute, sembra che la celebrazione della sua risurrezione seguisse immediatamente quella della sua morte".
In Irlanda, la religione dei Celti celebrava il dio Samhein di cui si racconta che risorse dalla morte dopo tre giorni. Il dio Bacco, ucciso dai Titani, veniva fatto risorgere da Giove, dopo tre giorni. Analogamente sotto le altre sue sembianze di Dioniso fu detto: “Subito dopo la sua sepoltura, egli risuscitò dalla morte e salì al cielo".
Singolare il caso iconografico della divinità nordica di Baldur il bello, il dio bianco, giusto e benefico, che i missionari cristiani trovano rassomigliare a Gesù. Solo che, date alla mano, è la raffigurazione pittorica occidentale a far assomigliare Gesù a Baldur, non il contrario.
Egli muore ucciso da una freccia scoccata dal cieco Hoerder, dio delle tenebre. Questa freccia era fatta con legno di vischio. Baldur giace morto per 40 giorni, alla fine di questo periodo si risveglia e regna. L’allegoria qui è abbastanza chiara: a 68 gradi di latitudine il sole è morto per 40 giorni, ucciso dalle tenebre dell’inverno”.
L’operazione di Marketing vista fino ad ora si è spinta oltre e nell’iconografia classica ci ha presentato una sacra famiglia con tratti somatici europei, bianchi, con un Cristo addirittura biondo e con gli occhi azzurri. Una complessa operazione di lavaggio del cervello, che ha via via cancellato i culti più antichi, e che ha portato i fedeli a credersi gli unici depositari della verità assoluta, ignorando volutamente quello che la storia ci insegna. E, dimenticando addirittura quali fossero le vere origini della Sacra Famiglia, qualcuno si lamenta se altri attribuiscono alle statuette del presepe delle fattezze mediorientali.
Ricapitolando il Natale è una festività, la più importante della Cristianità, che non ha una data certa, che si nutre di riti più antichi dai quali ne copia anche le tradizioni e gli eventi.
Tralasceremo volutamente quello che il Natale è diventato ai giorni nostri, l’intento era solo di dare chiarezza in quelle che sono le origini storiche della festa del 25 Dicembre.
L’attuale mercimonio perpetrato in nome del Natale, unito all’ipocrisia dell’essere più buoni ma solo in questi giorni, è un aspetto secondario e quasi irrilevante quando abbiamo da confrontarci con la cieca arroganza e la supponenza di chi prende per buona qualsiasi cosa narrata o scritta da altri uomini e di quelle parole ne fa oggetto di culto contro ogni dato di fatto storico o scientifico. Di chi crede di essere nel giusto, unico e solo depositario della verità assoluta. E in virtù di ciò disprezza le altre religioni e gli altri culti, svilendo gli altri credenti rei soltanto di seguire un altro Dio o un’altra tradizione.
Cosa aggiungere?
Buon Natale - qualsiasi cosa esso rappresenti per voi - con l’augurio che sia festa ogni giorno, con il suo carico di bontà e di buoni propositi e che esso non sia più solo ipocrisia religiosa, comportamentale e commerciale.