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Grillo
Cosa dovrebbe fare Grillo visti i risultati delle elezioni?
Allearsi con Bersani
Non allearsi con nessuno
Allearsi con Berlusconi
Si aspettava l'exploit del Movimento 5 stelle?
Si. Era nell'aria
No. Non me lo aspettavo
E' giusto che Grillo e Casaleggio cerchino di imporre una linea unica a tutti gli eletti 5 stelle?
Si. E' corretto che rimangano fedeli alla linea 5 stelle
No. I parlamentari dovranno essere liberi di sceglire in totale autonomia.
Cosa consiglierebbe a Grillo in breve?
Ci dica in breve cosa gli direbbe in questa fase
 
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Recensioni

Data: 23-12-2010

 
“Si trattò, sin dall’inizio, d’un singolare esperimento editoriale: una palestra di idee e spazio di libera dialettica in cui giovani ( e non) di destra e di sinistra han sempre convissuto, scrivendo e formandosi  autonomamente e passando spesso, in seguito, a testate di rilievo nazionale”.
 
Così Fausto Pellegrini, giornalista vicecaporedattore del Coordinamento online di RAI News, ha aperto ultimamente, presso il circolo canottieri “Roma” sul Lungotevere Flaminio, la  presentazione alla stampa del volume collettivo “Da Piazzale Appio a Piazzale Clodio” ( Roma, edizioni PU.MA., 2010, €. 25,00): antologia e storia de “ La Parola al Popolo”, periodico mensile di quartiere del IX e X Municipio ( la vasta area compresa tra  San Giovanni e Cinecitta’ ), giunto, in questi giorni, al trentacinquesimo anno di vita.
 
Diverse, poi, le firme esordite appunto su questa testata e poi divenute famose, da Fabrizio Roncone a Massimo Tecca ( oggi rispettivamente al “Corriere della Sera” e alla redazione sportiva di SKY). “Unico vincolo da rispettare, nella nostra redazione”,   ha ricordato Romolo Reboa, giornalista e avvocato, fondatore nel 1975,  con altri giovani, de “La Parola al Popolo” ( divenuta, a fine  anni ’90, periodico centrato più sui temi della giustizia ), e tuttora direttore responsabile,  “è stato sempre quello del reciproco rispetto e  del dialogo costruttivo”.
 
Era la metà degli anni ’70: anni che oggi definire assurdi è un complimento, anni avvelenati da un furore ideologico che, a sinistra come a destra, inquinava e deformava non solo la politica, ma, spesso anche i più semplici e disinteressati rapporti d’amicizia. In questo clima ( che chi scrive ha vissuto in pieno: mi basta ricordare gli scontri del febbraio ’77 tra autonomi e servizio d’ordine dei sindacati confederali alla “Sapienza”, sotto al palco di Luciano Lama ), un gruppo di giovani decise di fare qualcosa di diverso: un giornale davvero indipendente, che si finanziava con la semplice raccolta pubblicitaria e col contributo, spesso, degli stessi redattori.
 
E che, soprattutto, riuscisse, da un lato, a dar voce a chi non aveva a disposizione “santi in paradiso” ( clericali o ideologici), nè megafoni della propaganda; e, dall’altro, ad approfondire sul campo quelle notizie locali, ma non per questo meno incidenti sulla vita dei cittadini, che anche sui principali quotidiani romani avevano a disposizione solo poche righe.”Abbiamo cercato, così- aggiunge  Reboa –  di far progredire, anche in Italia, una vera cultura dei diritti e dei doveri del cittadino: nello spirito, anzitutto, degli articoli 2 e 3 della Costituzione”. Uno spirito, questo, che altre testate romane, in seguito hanno ripreso, da “Porta Portese” a “Il Difensore civico”( ambedue fondati e diretti, sino alla morte nel 2009, dall’altro giornalista “da campo” Rosario Caccamo): ma “La parola al Popolo” era nata prima, nel dicembre 1975.
 
“E occupandoci di tutto”, precisa Gianpiero Castellotti, oggi collaboratore del gruppo editoriale “L’ Espresso” e dell’editoriale “ Il Sole- 24 ore”, dagli interminabili lavori della metro alla tragedia di Vermicino, sino alle  interviste a giovani emergenti di fine  anni ’80 come Eros Ramazzotti e Francesco Totti, abbiamo cercato, senza retorica, di rovesciare le visioni tradizionali, far veramente diventare centro le periferie. Periferie, queste di Roma, dove, sparizione delle borgate a parte ( ma sparizione sino a un certo punto: Tor Fiscale, ad esempio, è ancora borgata, anche se non più come quelle che, negli anni ’70, studiavano Pier Paolo  Pasolini e Franco Ferrarotti , N.d.R.), in fondo  non molto è cambiato”.
 
Nel ’77-’78, poi, anche in IX e X Circoscrizione la violenza assassina avrebbe mietuto vittime: i tre giovani di destra di Via Acca Larenzia al Tuscolano ( gennaio ’78)., i giovani di sinistra Roberto Scialabba e Ivo Zini ( febbraio e settembre ’78, rispettivamente a Cinecittà e a davanti alla sezione PCI dell’ Alberone), senza contare tanti altri casi di aggressioni a cittadini o associazioni e sezioni di partito.
 
“Appunto ripensando a episodi come questi - ha concluso l’assessore regionale alla Casa e alla Tutela dei consumatori, Teodoro Buontempo -  risulta ancor più significativo l’esperimento di cultura del dialogo e della tolleranza, nel senso migliore del termine,    de “La Parola al Popolo”: in quei terribili anni –’70-’80, quando sulla pelle di tanti giovani, di destra e di sinistra, si consumò uno dei più micidiali inganni del sistema, che li portava a odiarsi e uccidersi reciprocamente per mantenere intatti determinati equilibri di potere”.
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