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Promesse elettorali di scambio

Promesse elettorali di scambio
Autore: Editoriale del Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 10/03/2018 07:26:21

La recente vicenda – fake news o non fake news – che ha fatto rivoltare media e social media, quella relativa al fatto che, in alcune città del sud, certe persone sarebbero corse nei CAF a chiedere i moduli per l’ottenimento del “reddito di cittadinanza”, tormentone dell’ex movimento, deve far riflettere, non solo sullo stato di certe situazioni che riguardano una parte di italiani, ma anche sui nuovi metodi usati come propaganda elettorale.

Molti italiani pensano che non sia vero che alcuni cittadini siano corsi nei CAF a chieder conto della promessa diffusa da tempo dall’ex movimento. Costoro ritengono che non si possa esser così scemi, da non capire che – seppur vogliamo considerare che l’esito elettorale ha decretato il M5S come “primo partito” che significa nulla attualmente – per realizzare una promessa, ci vuole un governo ma non solo: ci vogliono le coperture finanziarie e in questo caso, si parla di circa 17 miliardi l’anno. Mica noccioline.

Al solo scopo di far riflettere il lettore, faccio un passo indietro nel tempo – magari si potesse davvero – e torno ai tempi di un governo Berlusconi, quando il Silvio nazionale promise di restituire agli italiani l’ammontare versato per l’IMU sulla prima casa. Berlusconi ama inviare lettere e invadere le cassette della posta di missive che confermino quanto promette, oltre ad essere avvezzo a firmare contratti con gli italiani che poi cadono, matematicamente, nel dimenticatoio.

Era il 2013, e stavolta Berlusconi ha fatto un’azione ritenuta da molti – specialmente gli antagonisti dell’epoca che facevano parte del PD – inaccettabile: inviò agli italiani non una bensì due missive.

Una addirittura, era molto simile alle notifiche che invia l’Agenzia delle Entrate, solo che nella lettera era scritto nell’oggetto:  “Modalità e tempi per accedere nel 2013 al rimborso dell’Imu pagata nel 2012 sulla prima casa e sui terreni e fabbricati agricoli”. 

Nessun accenno al fatto che, quanto riportato nell’oggetto, era solo una promessa elettorale e che per concretizzarla, Berlusconi avrebbe dovuto vincere le elezioni e tornare al governo come Premier.

Accadde così un fatto, in molte città italiane: frotte di cittadini, per lo più anziani, corsero negli uffici postali, lettera berlusconiana alla mano, a pretendere la restituzione di quanto versato a suo tempo.

Ricordo personalmente di aver intervistato diverse persone all’interno di alcuni uffici postali proprio nei giorni del caos provocato dalle missive di Berlusconi. Se non ci credete o non ricordate, a questo link potrete vedere un video dell’epoca, che ne parla: gli italiani e la restituzione dell’IMU.

A quest’altro link invece, ecco Berlusconi che preannuncia l’arrivo delle missive nelle cassette della posta degli italiani: Berlusconi: ''Lettera Imu spiega le modalità di restituzione''.

Fatevene una ragione: in ogni caso, se a un italiano medio viene promesso qualcosa, anche e soprattutto in campagna elettorale, l’italiano medio poi ci crede e pretende, ma solo se si tratta di soldi, mai di ristrutturazione dell’Italia e del sistema corrotto che l’ha fatta precipitare nel più buio precipizio.

Altro passetto indietro: quando Raffaele Lombardo era presidente della Regione Sicilia, vennero fuori cartelle e cartelle di files contenenti migliaia di “desiderata” degli elettori siciliani. Venne fuori uno scandalo enorme, e Lombardi fu messo sotto inchiesta prima per voto di scambio e poi condannato per mafia, a sei anni e otto mesi di reclusione, oltre ad esser stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.

Certo, per molti “poveri siciliani” fu un colpo, considerando l’altissima considerazione che hanno avuto – per anni e anni – del “bravo” Raffaele Lombardo, che in cambio di voti, “sistemava” tutti o quasi. Ecco un altro video che vi riporterà indietro nel tempo: un interessante servizio, realizzato dalla trasmissione televisiva Exit, su Lombardo e il sistema dei voti di scambio.

Sciascia, giornalista e scrittore siciliano, ebbe a dire:   "I siciliani non credono nelle idee, non credono che si possa cambiare. Non credono". ecco, è questo non credere che si possa cambiare, che conferma solo una cosa: non si vuole cambiare, è molto diverso. Se lo si volesse, si farebbe qualcosa e collettivamente, come ho spiegato nel mio recente libro: Manuale del rivoluzionario 3.0

Tornando ai nostri giorni, alle (non) elezioni appena avvenute, alle promesse elettorali sbandierate in maniera sgangherata e senza alcun tipo di contenuto da tutti i partiti nazionali: siamo passati a una nuova fase, quella delle promesse elettorali senza promessa, in quanto innanzitutto a causa di una legge elettorale peggiore del Porcellum, per formare un governo ci vuole una larghissima intesa tra tutti i partiti, e quindi – ammesso che il Presidente della Repubblica non decida per un governo di scopo o tecnico – si torna alle urne.

Seconda cosa, ma non meno importante: cosa hanno promesso e in cambio di cosa, i partiti nazionali attuali? Cose assolutamente irrealizzabili: dalla cancellazione della Legge Fornero – incancellabile non solo per le mostruose coperture finanziarie che occorrerebbero, ma perché è fondamentale nel processo di negazione del diritto alla pensione avviato nel 2011 – al “reddito di cittadinanza” che, se fosse davvero realizzato, ci porterebbe ad esser simili al terribile sistema tedesco e alla biasimevole Riforma Hartz, di cui parlai in questo articolo pubblicato nel 2013: Non è vero che la Germania è migliore dell’Italia

Insomma: parole, parole, parole. Costrutto: manco l’ombra.

La cosa che aggrava il tutto: i politici, tutti, sapevano benissimo cosa provoca una Legge elettorale come il Rosatellum. Io non so se e a quanti italiani è stato promesso qualcosa in cambio del loro voto. Se così fosse, costoro sappiano che – considerando che nulla o poco più di nulla sarà davvero realizzabile – il loro voto è andato al vento.

Ammesso di voler credere ancora che a decidere siano gli italiani, nella penombra della cabina elettorale.

©Tutti i diritti riservati. La diffusione è concessa esclusivamente indicando chiaramente il nome dell'autore e il link che riporta a questa pagina  

 


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