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Da Renzusconi a DeMaiusconi: Di Maio, il traditore “responsabile”

Da Renzusconi a DeMaiusconi: Di Maio, il traditore “responsabile”
Autore: Editoriale del Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 11/05/2018 15:11:11

Rompo, dopo oltre cinque anni, e per questa volta, il silenzio stampa che decisi contro l'ex movimento. Sono l'unica giornalista che - a livello nazionale - ha avuto la coerenza di farlo. Ma ora si parla di politica nazionale, e non posso esimermi dall'analizzare ciò che sta accadendo e di prevedere ciò che accadrà nel nostro paese.

Oltre due mesi dalle elezioni. Oltre due mesi a tener sospesa un’intera nazione e tutto l’elettorato che ora è talmente stremato e stufo di accordi, riunioni, passi avanti, indietro e di lato, che accetterebbe persino un governo presieduto dallo squartatore di Amburgo. E’ questo ciò che accade, se tieni la gente così tanto a lungo in bilico e senza guida.

I politici, tutti i politici, sapevano benissimo cosa sarebbe accaduto. Non a caso è stato varato il Rosatellum, e nessuno inventi che Di Maio, o Salvini o Berlusconi, non sapessero che tipo di Legge elettorale hanno deciso di rendere possibile. Lo sapevano bene, ed è stata una decisione ponderata, altro che…

Dopo una campagna elettorale che nemmeno su Topolino si azzarderebbero mai a rappresentare, con le promesse più fesse e irrealizzabili mai propagandate nella storia della Repubblica italiana, la popolazione ha potuto toccare con mano di che pasta siano fatti i politici nostrani.

Ma anche no, dal momento che buona parte della popolazione, resta appesa al filo della “speranza che qualcosa cambi” anche se, per l’ennesima volta, hanno di fronte l’assurda realtà: nulla cambierà, ed è più che palese ormai. Non si capisce cos’altro debbano inciuciare i politici di ogni formazione, per urlarlo a questo popolo che non ne vuol sapere di ammettere la realtà in cui viviamo.

Non è bastato ciò che è accaduto con Renzi al governo, che dopo poche ore dalla nomina a Premier, passò dal famoso “Berlusconi game over” al Patto del Nazareno. Ora non basta il fatto che, il “capo politico” dell’ex movimento, abbia fatto tutte le retromarce che a memoria d’uomo possiamo ricordare.

Erano quelli del “Noi non abbiamo bisogno dei voti dei corrotti e dei mafiosi” (veemente dichiarazione di Di Maio nel 2017) “Basta con la casta” (interessante rivedere un intervento di Di Maio in Parlamento, sempre nel 2017), nel “Vecchi politici tutti a casa” “Noi siamo il nuovo, via la vecchia politica” “Mai con Berlusconi” “Mai con Salvini” “Mai accordi con i partiti”. Mai.

Infatti, dopo l’esilarante scenetta di Di Maio che pretese di presentare al presidente Mattarella la “squadra di governo” prima delle elezioni, e che fu gentilmente accompagnato alla porta, nulla è rimasto né della famosa “squadra di governo da presentare agli italiani per estrema trasparenza” e nemmeno delle “assolute convinzioni” di restare al di fuori dai soliti giochetti di partito e di poltrone, di nomine e strette di mano più viscide di un serpente a sonagli.

Attenzione però: l’ex movimento, o meglio colui che lo rappresenta, non ha tradito solo il proprio elettorato, bensì quella parte di politici a cinque stelle che ancora credono alla balla del “Movimento contro la casta e contro tutti i politici nazionali”. E’ a loro, oltre che agli elettori, che Di Maio deve rispondere. E’ a loro che deve spiegare come mai questa netta inversione di marcia, pur di stare appiccicato col culo alle poltrone più alte al vertice della nazione.

Ed è sempre a loro, oltre che ai propri elettori, a dover far capire che val più un incarico che la coscienza.

Basta con le balle, per carità. Pensavate di esservi lasciati alle spalle “Renzusconi” ma eccovi servito “DiMaiusconi”, un ibrido orribile e imperfetto, zeppo di contraddizioni e di mezze verità. Un prodotto di un sistema ormai alla totale deriva, in cui il cittadino-elettore conta meno del due di picche.

E sia chiaro a tutti: l’unico uomo politico a comandare su tutto e tutti, da oltre 20 anni, è lui: Silvio Berlusconi. Che ha sempre più potere, e più numeri, delle altre formazioni politiche, oltre che denaro a sufficienza per comprare anche i parlamentari più riottosi. Con buona pace di chi, quella sera del 2011, ballava esultando per la “dipartita dalla politica” dell’ex cavaliere.

Voglio vederli, ora, ad esser costretti – man mano – a tornare indietro sulle promesse elettorali. Voglio ascoltarli quando inizieranno la litania del “Al momento non possiamo cancellare la Legge Fornero”…anche se non diranno mai che la UE ci chiede una Legge Fornero bis, altro che cancellare la prima.

Voglio ascoltarli quando perderanno tempo dietro qualche ennesima bestialità, per far dimenticare alla fetta di popolo che aveva creduto in loro, che di tutte le panzane dichiarate in campagna elettorale, nemmeno una sarà possibile realizzare.

Però c’è da ammetterlo: hanno fatto qualcosa di completamente nuovo. Anzi due. La prima: lasciare la nazione senza un governo per oltre due mesi – e non sappiano quando ne avremo uno – in pieno stile tedesco senza però ottenere gli stessi effetti benedici, anche sull'economia nazionale. La seconda: far toccare con mano a tutti gli italiani che in politica esiste una sola cosa: l’abuso di potere.

Chapeaux!

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