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Roma, Macro via Nizza: in mostra Koki Tanaka - A Vulnerable Narrator, Deferred Rhythms

Roma, Macro via Nizza: in mostra Koki Tanaka - A Vulnerable Narrator, Deferred Rhythms

Autore: Recensione della nostra inviata Susanna Schivardi
Data: 07/10/2015 10:32:55

Interprete di questi ultimi anni, artista versatile e innovativo è Koki Tanaka, in mostra al Macro di Via Nizza, dal 1 ottobre al 15 novembre, con le sue installazioni e la sua figuratività così ingente. Utilizza soprattutto la storia, il dramma di Fukushima legato ad altri momenti drammatici degli ultimi anni per parlare di distanze, rarefazioni, allontanamenti, riflessioni sulla guerra e altri mutamenti. Nei suoi video utilizza molto le variazioni cromatiche anche tramite la luce, immagini corpose e molto dinamiche che si confondono nelle installazioni collaterali.

La sua ricerca di senso si dimensiona molto nelle abitudini della gente, con i suoi percorsi tematici e sociologici legati alle abitudini e alla percezione comune. Come il lungo video delle camminate di spalle, in cui i protagonisti raccontano segretamente il dramma di Londra quando vennero chiuse le maggiori vie di trasporto a causa di una sommossa avvenuta nel 2011. Ad un angolo di una delle sale si trova una valigia apparentemente abbandonata.

E sulla parete la storia di questo esperimento che Tanaka ha fatto lasciando in vari angoli di Roma una valigia con le indicazione del proprietario. Su sette solo una è tornata al suo indirizzo, riportata da un signore molto anziano che l’aveva trovata a Villa Borghese. Che fine avranno fatto le altre? Oggetti comuni prendono vita tramite lo studio del rapporto che il mondo crea con essi. Gli oggetti vivono tramite la funzione che ovunque cambia, a seconda dell’uso che se ne fa. Lo sguardo sempre acceso sui mutamenti è anche un vigile osservatore tramite i video realizzati con lunghe interviste fatte nei college universitari, pool culturali e vivacissimi. Lezioni di piano collettive e musica.

Gli artisti di oggi sviluppano e sfruttano le miriadi di impulsi che da ogni via di comunicazione giungono al cervello tutti i giorni. Per sfuggire al sovraffollamento, l’arte sembra l’unica via di uscita, e non rimanere invischiati nella rete imbavagliante di una ipercomunicatività che rischia di disperdere il suo scopo reale, informare oppure emozionare. Tutto il resto si tradurrebbe in un inutile fardello difficile da reinventare.


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