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Cure negate: quelle contro il cancro e la Cannabis per scopi terapeutici

Cure negate: quelle contro il cancro e la Cannabis per scopi terapeutici
Autore: Umberto Farinetti - Redazione Attualità
Data: 01/04/2013

 
E' iI dottor Giulio Bernardoni dermatologo mantovano che denuncia: «Sono adirato nei confronti di stampa e tv. La ricercatrice Roberta Benetti, dell'Università di Udine, ha fatto, nel 2010, una scoperta da premio Nobel, per curare il cancro con l'aiuto di molecole (miR-335) prodotte dal nostro stesso organismo, senza sottoporsi alle attuali devastanti terapie. Il lavoro è stato pubblicata sulla rivista statunitense Cancer Research: perché nessuno parla di questa scoperta?. Nel giro di due anni, - si disse allora - le case farmaceutiche avrebbero messo a punto un farmaco con relativo brevetto. Cosa è successo? Solo silenzio!».
 
Roberta Benetti, ricercatrice (precaria) dell'Università di Udine, dopo anni di studi e ricerche condotte col suo staff composto anche da Michele Scarola, Stefan Schoeftner e Claudio Schneiderha fatto nel 2010, una scoperta da "premio Nobel" per curare il cancro . Ha scoperto le molecole "mocroRna" in grado di bloccare la duplicazione delle cellule tumorali.
 
Attraverso questa scoperta, la Dottoressa Benetti  è riuscita ad individuare quindi, quelle molecole capaci di bloccare la proliferazione delle cellule tumorali, aggredendo solo le cellule malate.
 
Molecole che potrebbe rappresentare l'alternativa alla chemioterapia e alla radioterapia, in quanto l'organismo si autoproteggerebbe dal cancro con molecole prodotte dall'organismo stesso. 
 
A distanza di quasi tre anni dalla pubblicazione della ricerca, a che punto siamo con la sperimentazione? E' la stessa Benetti a rispondere: «Abbiamo dato seguito alle scoperte del 2010 indagando anche il ruolo del miR-335 nelle cellule staminali e pubblicando una recentissima relazione in cui troviamo, associato a questo miRna, un nuovo "percorso" che sembra anche attivo, al momento, soprattutto nei tumori di origine germinale. Speriamo davvero di continuare nella direzione giusta ma non siamo al punto di poter promettere nulla»
 
Sul fronte Marjiuana invece, le notizie legate alle sue proprietà curative sono di quelle che fanno davvero riflettere. Dopo il periodo buio, in cui alla parila Cannabis o Marjiuana è stata sempre e solo associata la visione di ambienti degradati o di giovani rovinati dalle droghe, seppur leggere, ecco che essa - già da anni utilizzata per scopi terapeutici in altre nazioni d'Europa - diviene speranza di cura addirittura per quelle persone afflitte da sclerosi multipla che patiscono problemi inenarrabili.
 
Di seguito, la terribile testimonianza di Lucia Spiri, 31 anni, da dodici affetta da sclerosi multipla: "Gli spasmi mi rubavano la padronanza dei muscoli. Era come se una forza estranea mi strappasse le gambe. La notte non riuscivo a riposare. Di giorno ero inchiodata alla carrozzina".
 
La donna, ha dichiarato che la maggior parte dei problemi di cui soffriva, sono praticamente scomparsi da quando ha iniziato ad utilizzare - per poi intensificarla - l'uso della Cannabis per scopio terapeutici.
 
Lucia, insieme ad Andrea Trisciuoglio, affetto dalla stessa patologia,  ha fondato lo scorso 29 gennaio l'associazione Lapiantiamo. L'obiettivo è far nascere nel piccolo comune di Racale, in provincia di Lecce, il primo Cannabis Social Club italiano. E soprattutto la prima coltivazione di canapa a scopo terapeutico. Un progetto che viola il codice penale, e che tuttavia i due giovani stanno portando avanti con determinazione.
 
In realtà, come scrivevo prima, le proprietà della Cannabis nella cura e prevenzione di molti sintomi legati a malattie di vario genere, sono note da anni ma nel nostro Paese, la Legge - la cui prima stesura risale addirittura al 1990 - non trova ampia applicazione. I medici che prescrivono tali cure sono pochissimi, eppure, dati alla mano, molti pazienti potrebbero davvero trarre grandissimi vantaggi dall'utilizzo di tale sostanza. E' come se da noi non si consenta mai del tutto ai malati di curarsi o di avere il diritto di soffrire meno: aberrante.
 
Vidmer Scaioli, neurologo in servizio all'Istituto Besta di Milano, sottolinea le resistenze culturali che frenano una corretta applicazione questa sostanza che potrebbe migliorare la qualità della vita di migliaia di pazienti affetti da cancro, diabete, Sla, sclerosi multipla e altre patologie: «Purtroppo la canapa non viene ancora considerata un farmaco a tutti gli effetti, ma una sostanza stupefacente. E così molti medici hanno delle remore nell'utilizzarla per terapie lenitive che, al contrario, all'estero sono ormai all'ordine del giorno».
 
In Italia, solo 15 medici la prescrivono.
 
Ma c'è di più: la Cannabis trova impiego anche in moltio casi di cancro come coadiuvante alle cure. Nel video che trovate all'inizio di questo articolo, trovate alcune storie che fanno riflettere ancor di più...
 
E' quantomeno imbarazzante tutto questo, se si riflette sul fatto che in Italia si muore nelle aree industriali a causa dei terreni inquinati dagli sversamenti industriali, che la maggior parte delle scuole pubbliche hanno ancora nelle loro strutture il temibilissimo Eternit, o se si pensa che molti dei cibi che mangiamo quotidianamente, sono spesso non controllati, di provenienza occulta, mal conservati...
 
Non sostenere il diritto alla vita per appigliarsi a contorsioni mentali aderenti alle resistenze culturali e ad istituziioni che terrorizzano sul tema della Cannabis per uso terapeutico, è da ritenere vergognoso. Imporre a certi malati l'acquisto illegale di tale sostanza è aberrabte,
 
Così come non alimentare la ricerca per la cura di una malattia - il cancro - che miete vittime, senza guardare sesso, età, nazionalità e colore della pelle.
 
 
 
 
 



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