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Roma, Teatro Ghione: 'Quanto mi dai se mi sparo'?

Roma, Teatro Ghione: 'Quanto mi dai se mi sparo'?
Autore: Nostro Inviato Gabriele.Santoro
Data: 15/04/2014

 A che punto può arrivare la spettacolarizzazione dei media? E soprattutto, da quando? Siamo arrivati forse ad un punto di saturazione di immagini morbose che attirino l’attenzione e che “vendano”, ma la consideriamo una deriva recentissima, una questione dell’ultimo periodo. Ma il tema era già stato anticipato venti anni fa dal romanzo di Sergio Endrigo Quanto mi dai se mi sparo?, portato in scena al Teatro Ghione la sera del 14 aprile con Nicola Pecci e la partecipazione di Claudia Endrigo per la regia di Andrea Bruno Savelli.

La storia racconta la folle e lucida decisione di un cantante ormai in crisi che per avere i riflettori puntati e racimolare una somma non indifferente di denaro – più che altro una “buonuscita” da affidare alla famiglia - annuncia il suo suicidio in diretta alla fine di quello che diventerebbe a quel punto l’ultimo show della carriera.

Al di là degli aspetti paradossali come la totale indifferenza della giornalista predisposta all’intervista dell’artista o degli applausi misti a fischi del pubblico al momento in cui viene premuto il grilletto, ci viene proposta un’attenta analisi sugli sviluppi del mondo dello spettacolo e della musica nello specifico.

A partire dalla trasformazione dell’idea di cantante da “mestiere” a “lavoro”.

Quella passione che si riscontra nella scelta di un’attività artigianale, viene progressivamente uccisa dall’industria discografica, che tutto plasma in funzione del profitto eliminando quel fattore di personalizzazione di una produzione artistica.

Si diventa dipendenti, lavoratori anello di una catena di montaggio che mira a creare “una futura società di mostri”, partendo quindi dai più giovani.

È vero, l’industria dà anche una visibilità che altrimenti non sarebbe possibile in totale indipendenza, ma si sa che “nessuna cosa è male di per se, come l’arsenico o la dinamite”.

Ad intervallare la storia il dovuto omaggio a Sergio Endrigo, con le sue canzone abilmente interpretate da Nicola Pecci, nel finale in duetto con la figlia di Sergio, Claudia.

Non solo una presenza “a garanzia” nei confronti del padre, ma anche una scelta che valorizza le sue doti canore.

A chiudere la serata il ricordo di un ospite d’eccezione come Pippo Baudo, che a Sanremo e non solo ha avuto la possibilità di conoscere a fondo quello che il presentatore di Catania non esita a definire “un poeta”.

Poi giù il sipario, “la festa appena cominciata è già finita...




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