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Ricchezza e povertà. La parabola della Vita 31-01-2010
Cronaca dal Mondo

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Si può sperare in una Società più equa quando è dimostrato che da sempre la tendenza è che i poveri diventano più poveri ed i ricchi più ricchi? L’equità non esiste. Come la decenza. Ai poveri viene chiesto il sacrificio immane di arricchire i ricchi. I poveri, da sempre, servono solo a questo. Ad ogni latitudine. Sono i poveri ad essere spremuti. “Come olive ascolane” canta Max Gazzè in una canzone di qualche anno fa. Sembra assurdo, contraddittorio. Ma è la sola realtà.

 

I poveri sono la risorsa dei ricchi. Pagano tasse incongrue e guai a sgarrare. I ricchi le tasse non sanno nemmeno cosa siano. E se non esistessero i poveri tartassati fiscalmente, dovrebbero cominciare a cacciar fuori una bella fetta dei milioni accumulati facilmente.

 

I poveri sono destinati a crescere di numero. E sono anche destinati a divenire più poveri di qualsiasi peggiore previsione. Fa parte del “gioco”. Un gioco di cui nessuno conosce il nome. Ma le regole si, quelle le conosciamo tutti. Il povero deve tacere. Il povero deve pagare. Al povero non è consentito altro che di arrovellarsi il cervello per mettere insieme il pranzo con la cena. E se non ci riesce, viene ritenuto…inutile socialmente.

 

Ai ricchi invece, è permesso di tutto. I ricchi possono comandare. Giocare al gioco del Potere. Accumulare grosse somme di denaro. Fa niente se accumulano a suon di speculazioni di ogni genere. Il ricco vale in quanto tale. E tutto gli è concesso.

 

I ricchi godono di ogni bene possibile. Mentre i poveri si arrabattano di giorno in giorno per sopravvivere. E pagano per le ricche abitudini dei ricchi. I poveri si spremono. I ricchi si alimentano. Per ogni povero che vive da dannato, un ricco gode di privilegi impensabili.

 

I poveri esistono per far esistere i ricchi. Se tutti fossimo ricchi, non esisterebbero le classi sociali, nessuno da spremere e cesserebbero in un minuto le motivazioni – illogiche – di alimentare il Mercato.

 

Se tutti fossimo ricchi, il mondo crollerebbe. Perché nella dinamica della differenza fra ricchezza e povertà, si cela il fantasmagorico motore del Sistema.

 

I ricchi sono pochi. I poveri coprono il mondo. Pensare che se i poveri si accorgessero di essere dannatamente in tanti, sovvertirebbero in un giorno l’ordine delle cose.

 

I poveri sono un grande esercito. Al servizio dei ricchi.

 

I poveri lavorano anche quando non hanno uno straccio di lavoro. Ai poveri, non è consentito riposare. Mai.

 

I ricchi giocano a lavorare. Lo fanno perché si annoiano. Passano il loro tempo a creare qualcosa che i poveri possano desiderare.

 

I poveri passano la loro esistenza ad indebitarsi pur di comprare ciò che i ricchi hanno in serbo per loro. I ricchi comprano altre cose. In mercati diversi. I mercati dei ricchi.

 

I poveri si convincono che sia giusto che vada avanti così. Piegano la testa davanti a quei pochi ricchi, che si gonfiano di denaro sfruttando ogni cellula di ogni povero sulla faccia della terra.

 

I poveri servono ai ricchi, per farli sentire generosi. Se non esistesse la povertà, la fame, la disperazione, i ricchi non potrebbero fare grandi gesti di generosità. I poveri servono a farsi belli. Sono la brillantina dei ricchi potenti. La lacca per capelli di vistose e ricche signore. Sono il contenitore di oboli miserabili, ultimo confine fra il bene ed il male.

I poveri quando si lamentano, lo fanno per cose inique. Provate a chiedere ad un povero cosa vorrebbe dalla vita. Vi risponderà con povere cose. Il povero non diventerà mai ricco. Perché non sa cos’è la ricchezza. Il povero si accontenta. Dignitosamente. Di nulla.

 

Il ricco chiede sempre di più. E lo ottiene. Ed è tutto cos’ facile che forse, qualche ricco, per sentirsi un po’ più vivo, prova ad immaginare cosa significhi essere poveri.

 

I ricchi possono giocare a travestirsi da poveri. I poveri non possono nemmeno tentare a travestirsi da ricchi. La povertà puzza di miseria. La ricchezza di opulenza.
 

Per quanto un povero possa tentare di ingannare se stesso, lo specchio gli rimanderà sempre una immagine di povertà.

 

Ricchi si nasce e si diventa. Anche poveri, si nasce e si diventa.

 

Meglio vivere da ricchi che da poveri. Direbbe Monsieur Lapalisse. Ma nessun ricco al mondo accetterà mai di far divenire un solo povero un po’ più ricco della propria miseria.

 

I poveri sono gli schiavi battuti dal potere del denaro. Hanno sogni poveri. Come le loro vite.
 

Un giorno forse, i poveri, si accorgeranno di essere un esercito composto da miliardi di persone. Rifletteranno sulla possibilità che i grandi numeri possono sovvertire le cose. Daranno battaglia a quella manciatina di grandi ricchi che li hanno spremuti per secoli e sarà allora che l’equità vivrà i suoi primi vagiti su questa terra.

 

Quando un solo ricco proverà su di se i morsi della fame, ecco: quel giorno potremo tutti dire che qualcosa di giusto è accaduto. Ed i poveri, buoni d’animo da sempre, sederanno quei morsi. Perché nessun povero lascerebbe morire di fame un suo fratello.


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